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La rivoluzione circolare

economia circolare

Cos'è l'Economia Circolare

L'Economia Circolare è definita come la quarta rivoluzione industriale, assieme all'Industry 4.0. Prevede quattro principi fondamentali per la definizione di una nuova economia rigenerativa:
• Prodotto come servizio;
• Materiali sostenibili e innovativi;
• Condivisione della proprietà (Sharing economy);
• Rigenerazione del prodotto;
• Maggiore durata della vita di un prodotto.
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Indice

  1. Cos’è l’economia circolare?
  2. Origini dell’economia circolare
  3. L’Europa e l’Italia per l’economia circolare
  4. Numeri sull’economia circolare
  5. Definizione di economia circolare
  6. L’evoluzione del termine nel tempo
  7. La Ellen MacArthur Foundation
  8. I modelli di business nell’era dell’economia circolare
  9. La definizione di Economia Circolare della Ellen MacArthur Foundation
  10. Da un modello economico lineare a uno circolare

Cos’è l’economia circolare?

Il 2019 è l’anno dell’Economia Circolare, un modello che sta prendendo sempre più piede tra i Paesi dell’Unione Europea, decisi ad attuare una nuova agenda di misure ad hoc per salvaguardare il pianeta da tutti quei rifiuti nei quali stiamo affogando, a causa di vari fattori come l’aumento della popolazione, di mancanza di materie prime e dell’evoluzione dei processi produttivi.

  • Reduce alla base del concetto di circolarità è quello di ridurre i consumi di materia prima, progettando prodotti con una obsolescenza a lungo termine e con una manutenzione semplice, con costi inferiori;
  • Reuse il riutilizzo delle materie prime è il primo grande ciclo di vita dei prodotti, in modo da non perdere quell’energia spesa per generare quel prodotto;
  • Recycling ultimo passaggio per recuperare la materia.

Origini dell’economia circolare

Nonostante quello della circular economy sia un concetto non recente – risale agli anni ’70, quando accademici e uomini di affari iniziarono a parlarne – in realtà è un processo naturale al quale bisogna trovare ispirazione. Secondo la Ellen MacArthur Foundation – dal nome della sua fondatrice e presidente, Ellen MacArthur, che nel 2009 ha interrotto la carriera da velista per dedicarsi a tempo pieno alla sua battaglia in favore dell’ambiente – il termine definisce «un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Nell’economia lineare, invece, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.»

L’Europa e l’Italia per l’economia circolare

Mai come in questi ultimi anni si è sentita l’esigenza di parlare di qualcosa di diverso, proprio perché il modello economico produttivo attuale è ormai saturo, pronto per essere sostituito. Impegnata in questo campo dal 2015, la Commissione Europea, in questo anno, ha approvato un pacchetto di norme sulla circular economy che obbligherà i Paesi membri a riciclare almeno il 70% dei rifiuti urbani e l’80% dei rifiuti da imballaggio, oltre al divieto di gettare in discarica quelli biodegradabili e riciclabili. Norme che dovrebbero entrare in vigore dal 2030 e che sono adesso al vaglio del Parlamento europeo. I deputati dovranno trovare un punto di equilibrio sui concetti di “rifiuto” e “riciclo” e armonizzare un sistema che comprende Paesi come la Germania e l’Austria, i quali riciclano già il 66% dei rifiuti, ma anche la Repubblica Ceca che non arriva al 30%. È un’economia che protegge l’ambiente e permette di risparmiare sui costi di produzione e di gestione, producendo degli utili. E in questo l’Italia è in un’ottima posizione nel quadro europeo. Dal documento del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare “Verso un modello di economia circolare per l’Italia” – consultabile on-line – per quanto riguarda il settore rifiuti, la produzione di urbani e speciali risulta pari a 178 milioni di tonnellate. Invece relativamente ai processi di riciclo, aumentano le potenzialità per rendere sempre più circolare l’economia italiana. La Commissione Europea prevede 580.000 posti di lavoro, di cui solo in Italia 190.000, con dei risparmi annui del 72miliardi di euro per le imprese europee. Interessante il dato sulle materie prime seconde generate a partire dalla raccolta differenziata. Considerando carta, legno, vetro, plastica ed organico, sono state reimmesse sul mercato circa 10,6 milioni di tonnellate nel 2014 (oltre 60% come recupero di materia), in aumento del 2% nel 2015 sulla base di dati preliminari. Puntare sull’Economia Circolare vuol dire quindi stimolare la creatività delle PMI italiane in funzione della valorizzazione economica del riuso di materia. Un input strategico di grande rilevanza con il passaggio da una necessità ad una opportunità.

Numeri sull’economia circolare

Dal rapporto “No time to waste” pubblicato da Bank of America Merrill Lynch, la produzione complessiva di rifiuti nel mondo ammonta ogni anno a circa 11 miliardi di tonnellate, di cui il 75% viene destinato a discariche o a inceneritore, mentre solo il 25% è riutilizzato o riciclato. Dalle stime relative al fabbisogno di materie prime industriali da qui al 2030 si stima che il gap fra domanda e l’offerta di commodity si attesterebbe a circa 8 miliardi di tonnellate alla fine del prossimo decennio, per poi prendere ulteriormente quota. Nel 2050, secondo alcuni studi, sarebbe destinato a toccare il picco delle 29 miliardi di tonnellate. È evidente che l’adozione di sistemi di gestione (waste management) e riutilizzo degli scarti sta diventando fondamentale per tutti gli aspetti che riguardano i cambiamenti climatici.

Definizione di Economia Circolare

L’economia circolare è un punto di vista che rovescia i valori che hanno dominato il XX secolo. Da uno sviluppo lineare e centrato sulle sostanze minerali (materie prime), si passa a una visione che proietta, anche sul mondo inanimato, la logica gestionale della vita e della natura, cioè lo scambio, il riciclo e il recupero, come elementi base del sistema relazionale: come sostiene Ellen MacArthur, fondatrice dell’omonima fondazione «l’economia circolare è un’economia pensata per potersi rigenerare da sola».
Probabilmente, questo sistema complesso di relazioni e di sforzi, per far sì che avvengano, in una visione nazionale ed internazionale, hanno ritardato e stanno ritardando il successo del modello. Un cappello che raccoglie sotto di sè mondi diversi: dalla bioeconomia alla sharing economy, al remanufacturing, alla gestione avanzata dei rifiuti, attraverso logiche non immediate.

L’evoluzione del termine nel tempo

Negli ultimi anni il termine ha guadagnato popolarità ed identificazione, pur non avendo ancora un definito parametro di riconoscibilità e di raffronto sulle imprese (i così detti “indicatori per l’economia circolare” che molti enti certificatori e il Ministero dell’Ambiente stanno sviluppando in quest’ultimo periodo). Per ricondurre a dove è nato il concetto di economia circolare bisogna indagare e risalire al termine generale “ecologia”, introdotto dal biologo tedesco Ernst Haeckel, per poi cercare un punto di riferimento più preciso a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: nel 1966 l’economista Kenneth Boulding introdusse nel “The Economics of the Coming Spaceship Earth” l’idea della Terra come una navicella spaziale che ha a disposizione un quantitativo limitato di risorse e di possibilità di smaltimento dei rifiuti. Nel documento, Boulding dichiara che la sopravvivenza della specie umana è legata in maniera indissolubile alla capacità di usare un bene e custodire con cura quello che abbiamo a disposizione, rigenerando i materiali che utilizziamo quotidianamente. Dall’economia del cowboy che dispone di spazi sconfinati a quella dell’astronauta, segnata dal limite delle disponibilità.

Nel 1971 è Barry Commoner, celebre maestro dell’ambientalismo, a descrivere il “cerchio da chiudere”. Mentre nel 1976 Walter R. Stahel assieme a Geneviève Reday-Mulvey tracciano un legame tra aspetti scientifici e quelli economici nel rapporto inviato alla Commissione europea “Potential for Substitution Manpower for Energy”. Nel 1982, sempre Stahel assieme a Orio Giarini, viene istituito il Product-Life Institute dove, mantenendo la proprietà dei beni prodotti, le aziende, secondo l’Istituto, avrebbero incrementato i propri guadagni: vendendo servizi anzichè beni. Adottando questo modello di business, le aziende avrebbero conservato un rapporto continuativo con i consumatori, massimizzando il valore intrinseco dei propri prodotti.
Nel 2002 il libro “Dalla culla alla culla” di William McDonough e Michael Braungart segna un passaggio fondamentale per il settore: gli autori paragonano i processi naturali degli alberi a quelli industriali, segnando così una pietra miliare per la base teorica dell’economia circolare.

La Ellen MacArthur Foundation

E’ il 2009 quando viene istituito uno dei più autorevoli ed indipendenti riferimenti per il campo: la Ellen MacArthur Foundation. La fondazione che fa capo alla famosa skipper Ellen MacArthur, ha cominciato da subito a produrre report e analisi sempre più ampie e metodiche sul tema, definendo l’economia circolare come un modello basato sulla rigenerazione dei materiali, esattamente come in un processo naturale. Alla causa della Fondazione si sono unite importanti corporate mondiali, raggruppate sotto il progetto CE100, ed è stato recentemente stanziato un fondo da 5 miliardi di euro da parte di Intesa Sanpaolo, famoso gruppo bancario italiano, che abbraccia, nei propri criteri di CSR, i temi della circular economy.

I modelli di business nell’era dell’economia circolare

I modelli di business circolari sono la chiave per allungare la vita di molte attività aziendali nazionali ed internazionali. Si parte da categorie generaliste, che danno una panoramica sulle azioni da condurre per il proprio business, comunicandole correttamente al grande pubblico, per poi veicolare l’attenzione verso aspetti più specifici, in base all’attività e il processo svolto dall’azienda singola:

  • Prodotto come servizio, dunque usufruire dell’azione che quell’oggetto è in grado di compiere, rispetto al suo possesso;
  • Rigenerazione e catena di produzione circolare. E’ il vero e proprio re-manufacturing effettuato in fabbriche di rigenerazione dei materiali;
  • Upcycling il nuovo ciclo della materia che dà valore allo scarto di produzione, senza perdita di energia;
  • Life-extension proporre oggetti con durata di vita superiore a prezzo maggiorato.

La definizione di Economia Circolare della Ellen MacArthur Foundation

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation l’economia circolare  «è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo gli sprechi.

Da un modello economico lineare a uno circolare

Il modello economico lineare “take-make-dispose” si basa al contrario sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia ed è sempre meno adatto alla realtà in cui ci troviamo ad operare. Le iniziative a sostegno dell’efficienza, che lavorano per la riduzione delle risorse e dell’energia fossile consumata per unità di produzione, da sole possono ritardare la crisi del modello economico, ma non sono sufficienti a risolvere i problemi dati dalla natura finita degli stock di materia prima.

Si pone quindi come necessaria la transizione quella dal modello economico lineare a quello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi – dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita – sappia cogliere ogni opportunità per limitare il dispendio di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale.

 

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