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Google Stadia: l'Economia Circolare nel settore gaming

L'azienda di Mountain View lancia il servizio streaming per i videogiochi, non rendendo più necessario l'acquisto di una console: ecco il product-as-a-service di Google per il gaming

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Aziende Pubblicato il 11 Aprile 2019

Anche il settore dei videogiochi, che muove ogni anno un fatturato sempre più crescente di circa 1,5 miliardi di euro, conferma di voler incontrare i temi della circolarità. E’ notizia di poche settimane fa che Google, il più importante motore di ricerca, ha lanciato in occasione della Game Development Conference 2019 in California, un servizio in streaming per videogame al pari di Netflix. Tutto ciò entrando a gamba tesa nei confronti di quei competitor che da anni si contendono il primato nel settore: Sony, Microsoft e Nintendo.

Cos’è Google Stadia: la rivoluzione del settore gaming

Value proposition di Google è quella di rendere disponibile i videogiochi su qualsiasi dispositivo senza bisogno di un device con caratteristiche specifiche. Il videogioco viene così visto come un momento di comunità, quella comunità digitale replicata già in titoli noti come Second Life e che viene ampliata e resa accessibile a tutti semplicemente dal browser Chrome. E’ questa la vera rivoluzione che Google intende portare nel settore gaming: il fattore della comunità virtuale. Proprio come gli uomini hanno costruito gli stadi per lo sport per centinaia di anni, Google ha costruito uno stadio virtuale, appunto Google Stadia.

Il futuro dei giochi non è una scatola. È un posto.

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Il Cloud e il prodotto come servizio di Google

Al centro del servizio di cloud streaming di Google, Stadia, sono il servizio YouTube e Chrome. L’azienda californiana sta facendo leva su YouTube per viralizzare sulla popolarità dei videogiochi e dei creatori/influencer che inviano regolarmente giochi a milioni di persone su servizi digitali in Cloud come Twitch. Queste community e giochi come ad esempio lo stesso Fortnite si sono trasformati in luoghi virtuali in cui i ragazzi (Z generation oltre) si incontrano per chattare, giocare e guardare gli streamer. Giochi, come lo stesso Fortnite che ha totalizzato ben $ 2,4 miliardi solo l’anno scorso, e uno degli streamer più popolari del videogioco fattura più di $ 500.000 al mese.

La promessa di Stadia ai stessi giocatori è di poter vedere una clip di videogame, magari realizzata da uno dei popolari streamer, e lanciare all’istante il gioco nel momento stesso ripreso dalla clip. Gli streamer saranno così in grado di creare gruppi di fan per giocare assieme direttamente su YouTube. In questo modo Stadia supporterà il clipping istantaneo al servizio video. eseguendo il tutto direttamente su cloud.

Attuali limiti del servizio

In questo articolo non voglio soffermarmi sulle questioni meramente legate alla specifiche tecniche, di cui necessiteremo per usufruire di questo servizio innovativo e visionario, darò giusto un accenno a quelle che sono ad oggi le limitazioni del prodotto di Google che potranno essere risolte nel breve periodo grazie al 5G e alle estensioni di banda larga.
Google dichiara che la velocità di connessione richiesta per il servizio si attesterà sui 25/30 Mbps di banda larga per ottenere uno streaming a 1080p o 4K a 60 fps. Ciò comporterà un adattamento tecnologico per le connessioni su tutto il territorio nazionale ed internazionale per accedere al servizio. Bisogna pensare che oggi larga parte degli Stati Uniti viaggia su connessioni medie di circa 96 Mbps, mentre su suolo italiano la media è decisamente inferiore a quella richiesta dal servizio (15,1 Mbps –  fonte: nuovo rapporto M-Lab).

L’aspetto della connessione non coinvolge esclusivamente la velocità ma anche la latenza. Questo fattore è la chiave per qualsiasi servizio di streaming di giochi. Mentre servizi come Netflix possono scaricare e bufferizzare i contenuti fissi che stai trasmettendo, un servizio di gioco si basa sul prendere i movimenti del tuo controller e trasmetterli in tempo reale avanti e indietro tra te e il server su cui stai giocando. Ciò significa che più il giocatore si avvicina geograficamente al server su cui si sta giocando, migliore è il traffico Internet. Google su questo aspetto ha un solido vantaggio a causa della sua infrastruttura cloud ma se non ti trovi nei pressi del centro città in cui sono collocati i data center di Google, difficilmente si otterrà l’esperienza più ideale. Google sta affrontando una parte di questo collegando il suo controller Stadia direttamente al server su cui si gioca via Wi-Fi, ma non ha alcun controllo sulle migliaia di ISP e su come indirizzano il traffico verso i suoi data center.

Google e l’Economia Circolare

Dal 2018 Google è entrata a far parte del programma della Ellen Macarthur Foundation, l’organizzazione non profit che aiuta le aziende di tutto il mondo ad adottare pratiche di economia circolare, dichiarando il proprio impegno nei confronti della circular economy. Una spinta di lunga data quella di Google con al centro una partnership proprio con la Ellen MacArthur Foundation, e sperimentare gli enormi benefici. “I principi dell’economia circolare presentano l’industria digitale, come tutti i settori, con una serie di nuove opportunità per una crescita resiliente disgiunta dai vincoli di risorse“, ha spiegato Ian Banks alla Ellen MacArthur Foundation.

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Le scelte per i propri Data Center

Google ha scelto i propri data center, strutture responsabili per l’alimentazione di servizi come Search, Gmail e YouTube per miliardi di persone 24 ore su 24, 7 giorni su 7, come oggetto della loro analisi con il team Ellen MacArthur Foundation dato che i data center tendono ad essere un ad uso intensivo di materiali. Sono come piccole città piene di server, unità, router e altri componenti che, a causa dell’uso massiccio e del ritmo rapido dei cambiamenti tecnologici, hanno avuto una durata di vita relativamente breve e limitata. Ogni efficienza in quell’ambiente ha il potenziale per produrre un enorme impatto positivo. Era un posto perfetto per ingrandire e quantificare le numerose iniziative in corso.

E’ lo stesso responsabile della supply manager di Google, Chris Adam, che dichiara nel report sulla sostenibilità dedicato ai temi dell’economia circolare: “La sfida è progettare prodotti e tecnologie con la rigenerazione in mente fin dall’inizio, senza mai sacrificare le prestazioni.” – Clicca qui per il report

Nella collaborazione con il team Ellen MacArthur Foundation, Google ha analizzato i propri data center in ottica circolare perseguendo quattro obiettivi qui riportati:

MANTENERE: L’obiettivo del mantenimento è ottenere più vita da ogni singolo materiale nel data center. Quando i server richiedono riparazioni, le parti vengono sostituite con parti ricondizionate prese dai precedenti server di Google, dando ai dischi rigidi una vita utile estesa. Nel 2016, il 22% dei componenti utilizzati da Google per gli aggiornamenti delle macchine è stato ricostruito in maniera circolare.

REFURBISH: Google Custom costruisce e ricostruisce i propri server attraverso il refurbish. Prima che qualsiasi disco rigido venga rimosso dal roll-out, tutti i dati vengono sovrascritti. L’override viene quindi verificato con una lettura completa del disco, un processo che garantisce che nessuna traccia dei dati degli utenti possa rimanere sul disco rigido. I server dismessi ottengono quindi una seconda vita: vengono smontati in componenti separati (scheda madre, CPU, dischi rigidi, ecc.), ispezionati e preparati per essere utilizzati come inventario rinnovato. Le parti ricondizionate sono utilizzate per costruire server rigenerati con prestazioni equivalenti a macchine nuove. Nel 2016, il 36% dei server distribuiti da Google erano macchine rigenerate. Anche gli aggiornamenti e le riparazioni del server toccano il pool di inventario rinnovato.

REUSE: solo perché Google non ha più bisogno di una particolare tecnologia non significa che il componente non abbia valore. Google esegue valutazioni trimestrali e ridistribuisce l’inventario dei componenti in eccesso utile commercialmente dei data center. I componenti non utilizzati vengono puliti e controllati più volte in preparazione per la rivendita sul mercato secondario. “L’economia circolare ci ha spinto a guardare modi più creativi per trovare canali di riutilizzo. Abbiamo creato strumenti e processi migliori che identificano le opportunità di riutilizzo su Google e sviluppato nuovi canali di rivendita esterni per materiali che potrebbero essere stati precedentemente demoliti“, ha spiegato Chris Adam. L’anno scorso, oltre 2,1 milioni di unità sono state rivendute da Google e riutilizzate in modo produttivo da altre organizzazioni in tutto il mondo.

RICICLO: Google massimizza il riciclaggio di tutti i materiali del data center. Per i dischi rigidi che non possono essere rivenduti, Google ha attuato un processo di distruzione in più fasi progettato per garantire ulteriormente che nessuno dei dati sia mai accessibile. Il primo step comprende un “crusher” che guida un pistone d’acciaio attraverso il centro della trasmissione, deformando i piatti e rendendoli illeggibili. Le unità vengono quindi sminuzzate prima che i resti vengano inviati insieme ad altri rifiuti elettronici a un partner di riciclaggio per l’elaborazione sicura.

Oltre alle pratiche nei data center, Google ha una lunga lista di altri cambiamenti correnti e futuri dell’economia circolare in corso in tutto il mondo, tra cui l’utilizzo della tecnologia nei Google café per evitare sprechi alimentari. “Il nostro obiettivo è incorporare principi economici circolari nel tessuto dell’infrastruttura, delle operazioni e della cultura di Google“, afferma Kate Brandt, Lead for Sustainability di Google. “Ciò significa che ci concentreremo sulle opportunità laddove possibile per eliminare i rifiuti attraverso la progettazione circolare, nei nostri data center, nelle nostre cucine, nei nostri campus, in tutto ciò che facciamo in tutto il mondo“.

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