Mangiare la birra in un'ottica di Economia Circolare: ecco Trebo

Mangiare la birra in un'ottica di Economia Circolare: ecco Trebo

Trebo è la startup italiana che valorizza gli scarti dell’industria birraria, per ricavarne prodotti da forno

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Video Pubblicato il 21 Luglio 2020

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Mangia la tua birra: Federico, di cosa di occupa la tua startup?

La nostra start up si chiama Trebo e si occupa di valorizzare i residui dell’industria birraria. Sostanzialmente quello che facciamo noi è andare a contattare i birrifici e soprattutto i micro birrifici raccogliendo, i loro residui che sono le trebbie, ovvero malto d’orzo esausto. Da questi residui  ne facciamo una farina per realizzare prodotti da forno.

Quindi nel momento in cui tu mangi il prodotto da forno Trebo, in realtà non stai facendo altro che mangiare la birra.

 

Di chi è stata l’idea? Sei tu l’appassionato di birra?

L’idea di Trebo è nata in circostanze abbastanza diverse per tutti i founder ovvero: io, Maurizio Menegon e Francesca Pianca, una ragazza che abbiamo conosciuto proprio grazie alla startup.

Una sera io e Maurizio, che conoscevo già da tempo, siamo andati nel nostro pub di fiducia a bere una birra artigianale e mentre parlavamo con il barista sui metodi di produzione della birra, siamo rimasti stupiti dalla grande quantità di residui di produzione buttati.

Così abbiamo iniziato a informarci su internet per capire come funzionasse la filiera della birra e poco tempo dopo abbiamo partecipato, e vinto, allo Startup Weekend di Firenze, un format dell’azienda Techstars, portando Trebo.

Da lì abbiamo iniziato a cercare i nostri competitor, che è una delle prime cose che fanno le startup, scrivendo su Google “trebbia e scarti della birra”. Tra i primi risultati abbiamo notato un’idea molto simile alla nostra che si chiamava Spoontin, di Francesca Pianca.

La startup di Francesca stava avendo qualche difficoltà a lanciarsi sul mercato, così le abbiamo proposto di unire le forze e cominciare a lavorare insieme su Trebo.

Dopo la fusione delle due idee siamo entrati in AlmaCube, ovvero l’incubatore dell’Università di Bologna, e da lì ci siamo relazionati con Startup Geeks, grazie alla loro community siamo partiti all’esplorazione dell’ecosistema delle startup. 

 

Valorizzazione e riuso degli scarti della birra

Attualmente ciò che si fa è seguire un modello lineare e chiuso: coltivare l’orzo, trasformarlo in malto, produrre birra e buttare lo scarto, ovvero le trebbie.

L’obiettivo di Trebo è quello di prendere questa linearità e darle un valore di circolarità, puntando sulla valorizzazione e il riuso, ma soprattutto evitando la creazione di sprechi. In questo caso le trebbie finiscono per diventare mangime zootecnico o vengono buttate nei campi, fermentando e danneggiando così il terreno da coltura. Ciò che noi facciamo è, quindi, prendere gli scarti della birra e dare vita a un nuovo prodotto che non è più considerato scarto.

 

Un vero e proprio esempio di economia circolare: prendere uno scarto, portarlo in un’altra filiera e trasformarlo in quello che è la vostra materia prima

Esatto: le trebbie sono un esempio  molto virtuoso di economia circolare. 

Il nostro obiettivo finale è proprio quello di trasformare e valorizzare appieno le trebbie. Attualmente ci stiamo concentrando su prodotti alimentari derivanti dalla loro lavorazione. 

Nel mondo esistono altri esempi per realizzare carta, materie plastiche, pelle vegetale, bibite, utilizzando questo straordinario residuo di produzione. 

 

Per il momento, vi rivolgete a un pubblico B2B. Se invece io fossi un privato, c’è un posto dove potrei trovare comunque i vostri prodotti?

Attualmente siamo ancora in fase di ricerca e sviluppo per perfezionare la nostra proposta. Tuttavia stiamo valutando la possibilità di ampliare la nostra offerta, magari vendendo anche delle farine che potranno essere comprate dai privati. 

Ora, in alcuni bar, c’è la possibilità di comprare il nostro prodotto. Vendiamo anche direttamente al birrificio: magari una persona si prende un bicchiere di birra e vede la nostra farina. 

Tuttavia ci stiamo inserendo nel settore della grande distribuzione perché la nostra farina ha tantissime applicazioni in diversi campi, quindi non escludiamo che un giorno si possa trovare anche in un supermercato.

 

Qual è il vostro target ideale?

Sicuramente nel breve termine puntiamo ai micro birrifici e birrifici semi industriali. 

Abbiamo un target particolare, cioè i birrifici, perché hanno la necessità di smaltire le trebbie che producono e noi diamo loro una nuova vita. 

Sicuramente in futuro ci piacerebbe collaborare con i birrifici più grandi perché produrrebbero una quantità industriale di trebbie. Basti pensare che in Italia vengono prodotte circa 1 milione e 320 mila tonnellate di trebbie bagnate, equivalenti a 30 torri di Pisa. Per questo puntiamo ad utilizzare tutto il materiale presente sul territorio italiano.

 

Quali sono i vostri futuri passi?

In futuro  ci piacerebbe anche fungere da intermediari per altre filiere perché la nostra base di partenza è quella di stabilizzare le trebbie che sono altamente deperibili, creando della farina. La farina di Trebbie potrebbe diventare la nuova materia prima per moltissime filiere come: alimentare, carta o bioplastiche. Il nostro obiettivo sarebbe quello di diventare l’industria di trasformazione che stabilizza le trebbie e da la possibilità ad altre aziende di acquistare questa materia prima entrando di fatto nella ruota dell’economia circolare.

 

Un packaging derivante dalla birra

Esattamente: le trebbie sono una soluzione per la produzione di packaging compostabile e biologico, oppure possono essere utili per la creazione di un packaging porta-lattine. Insomma, le applicazioni delle trebbie sono infinite.

 

Grazie Federico per averci raccontato la vostra startup che insegna come poter ridare valore agli scarti della birra, trasformandoli in un nuovo prodotto.

Con “Economia Circolare per tutti” scopri le realtà che stanno facendo della circular economy il proprio business.

 

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