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La rivoluzione green dei marchi del denim

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Economia Circolare Pubblicato il 26 Gennaio 2018

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La rivoluzione green dei marchi del denim

Perché, secondo voi, i marchi del denim, le aziende più virtuose che hanno fatto fortuna con la produzione di jeans, stanno tentando un cambio di rotta proprio sulla realizzazione di questi capi di abbigliamento? Facciamo un passo indietro. Sapete cosa serve per realizzare UN paio di jeans? (In breve) il cotone e ovviamente l’acqua: tra 8 e 11 mila litri. E considerando che secondo le ricerche i jeans prodotti all’anno nel mondo arrivano a 2 miliardi, il consumo totale di acqua è davvero notevole.

Levi’s, House of Denim, Haikure e altri grandi marchi del denim hanno deciso di cambiare il modo di produrre i jeans per il bene dell’ambiente

Per non parlare di tutti quei marchi del denim che non si impegnano a produrre le paia di jeans in modo etico. Dallo sfruttamento dei lavoratori all’utilizzo di materiali dannosi e tossici. Solo un esempio: Greenpeace ha scoperto che nei corsi d’acqua vicini alle fabbriche di tessuto denim di Xintang (ribattezzata “la capitale mondiale dei jeans”) si trovano cinque diversi metalli pesanti, il cadmio, il cromo, il mercurio, il piombo e il rame, che sono pericolosi per la salute delle persone.

È su questo fronte che i grandi marchi del denim hanno deciso di guardare oltre, di rinnovarsi, di fare un a piccola rivoluzione green, puntando su ricerche che rendono tutta la catena produttiva di un paio di jeans il meno dannoso possibile per l’ambiente.

Prima di tutto è necessario limitare il consumo idrico. L’acqua è ancora oggi un miraggio per milioni di persone, perché sprecarla? Ed ecco che ci si affida al riciclo di materiali, grazie al quale si possa realizzare l’abbigliamento con tessuti alternativi al cotone. Così vengono riutilizzate le bottiglie di plastica con cui si ottengono fili di poliestere riciclato, fibre di nylon ricavate da reti da pesca e vecchie moquettes, fondi di caffè, o addirittura il marmo.

E poi selezionare per bene i materiali: invece che usare metalli pesanti o tessuti sintetici e tossici, si possono utilizzare scarti dei crostacei e il cotone biologico, quello coltivato senza fertilizzanti o pesticidi, mentre per la tintura si potrebbe prendere in considerazione ad esempio il processo “sotto azoto” che fa risparmiare sull’acqua e l’energia elettrica, riducendo le emissioni di C0₂.

Tra i più virtuosi marchi del denim, molti stanno attuando politiche più sostenibili per la produzione di jeans. Ad esempio Levi’s che ha intrapreso alcune iniziative a favore dell’ambiente come i prodotti che appartengono alla collezione Water

Non può mancare, tra i marchi del denim, House of Denim, in Olanda, è un centro per la ricerca, l’innovazione e la promozione di un’industria jeans sostenibile a livello ambientale e sociale. E anche centro di educazione alla riparazione, al riuso e al riciclaggio dei capi in denim.

 

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