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La Cina vieta l’importazione della plastica

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Rifiuti Pubblicato il 25 Gennaio 2018

Dal 1 gennaio 2018 il Governo cinese ha confermato la decisione di respingere – a partire dalla fine dell’anno – l’importazione della plastica a livello globale.

Spieghiamo meglio. Il divieto di importazione è relativo a 24 tipi di rifiuti, di materie prime seconde destinate al riciclo. Maggiormente per l’importazione della plastica a base di poliolefine, stireni che, PVC e PET, i sacchetti, gli imballaggi alimentari sempre dello stesso materiale. Ma la lista non si ferma qui perché sarebbe compresa anche la carta da macero, quella cioè non adatta al riciclo, come i resti di cibo, misti e appiccicosi.

La Cina, da un lato, vieta l’importazione della plastica perché contaminata e pericolosa, dall’altro sta adottando politiche sempre più green

Perché questa decisione? La risposta dal paese asiatico non tarda ad arrivare, che punta il dito contro la presenza di grandi quantità di rifiuti contaminati e pericolosi – nei materiali esteri – miscelati con quelli solidi destinati al riciclo per ottenere nuove materie prime, con rischi per l’ambiente e la salute.

La decisione mette in crisi il sistema di gestione dei rifiuti e l’industria del riciclo a livello globale. Alcune fonti indicano in  7,3 milioni di tonnellate il volume di rifiuti plastici importati l’anno scorso dal paese asiatico, per un valore di 3,7 miliardi di dollari, pari a oltre il 50% del commercio internazionale di questi materiali.

Non è chiaro se la decisione della Cina – principale produttore di gas serra al mondo, con il 28% delle emissioni – sia da attribuire a una questione meramente ambientale o se mossa da scambi commerciali internazionali.

Una cosa però è certa: se la Cina sta vietando – da un lato – l’importazione della plastica, dall’altro sta adottando politiche sempre più green. Già da alcuni di anni il Paese sta cambiando rotta in fatto di ambiente, grazie a energie pulite, politiche e tecnologie green che hanno contribuito nel 2017 alla crescita del 6,9% del Pil cinese. Pechino ha raddoppiato la capacità di produzione di energia fotovoltaica, diventando nel 2016 il Paese che produce più energia solare al mondo.

Tra gli investimenti è da annoverare sicuramente la torre di purificazione più alta al mondo. Alta 100 metri, si trova a Xian, nella provincia di Shaanxi, il progetto è dell’Istituto di Ambiente della Terra dell’Accademia delle Scienze cinese. La torre ha contribuito notevolmente a ridurre i livelli di smog. In pratica l’aria viene aspirata da una serie di serre che sono alla base della torre. Il sole riscalda l’aria, che sale lungo la torre nella quale sono installati diversi filtri.

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