Un viaggio tra le miniere italiane in declino

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Economia Circolare Pubblicato il 27 Novembre 2017

L’Italia, si sa, è un luogo ricco di cultura e storia, tuttavia dal punto di vista di quelle che nel linguaggio tecnico vengono chiamate “industrie minerarie” la situazione non è delle migliori. In poche parole le miniere nella nostra nazione sono sempre meno.

Sin dal 1900 nel Bel Paese erano presenti numerose miniere attive, dalla Lombardia alla Sicilia, passando per la Sardegna – regione che può vantare una fra le più antiche ed interessanti storie di miniere italiane – e si estraevano ferro, argento, oro, mercurio, rame, zolfo, manganese, bauxite, uranio, ma arrivando ai giorni nostri il numero si è ridotto: si contano, infatti, solo ottanta siti tutt’ora attivi in tutto il territorio nazionale.

Sono rimaste appena 80 miniere italiane attive rispetto al 1900.
E le cause sono molteplici.

Come afferma il presidente di Assomineraria Marco Sertorio, “l’attività di estrazione è terminata verso la metà degli anni Cinquanta e due anni fa è avvenuta l’ultima chiusura di una cava in Valle d’Aosta.”

“Ma nonostante la pessima condizione attuale delle miniere italiane” – continua Sertorio – “prima di vederle completamente dismesse passerà molto tempo.” E le cause sembrerebbero appropriate ai costi troppo elevati, alle concessioni troppo brevi e ai problemi di sicurezza.

Attualmente le regioni più ricche di miniere restano la Sicilia e la Sardegna, ma le attività estrattive proseguono anche in Piemonte, Lombardia, Toscana e Val d’Aosta. A portarle avanti sono società italiane e internazionali, come la multinazionale belga Solvay, impegnata in Toscana nell’estrazione del salgemma, il cosiddetto “oro bianco”. Il talco, usato a fini farmaceutici ed estetici resta “il minerale di pregio e il maggior prodotto esportato dall’Italia”, spiega Sertorio.

Tra le miniere italiane più grandi e più importanti del nostro Paese vi sono quelle dense di minerali metalliferi: per esempio la miniera di ferro dell’Isola D’Elba, la Sulcis-Iglesiente in Sardegna o quella situata a Bivongi (Reggio Calabria) che è ricca di molibdeno, galena, argento e piombo.

Alcune delle cave ancora attive si possono anche visitare, come la miniera d’oro della Guia, in Valle Anzasca (Piemonte), una delle zone d’Italia più ricche d’oro e una delle poche del genere in Europa ad essere accessibile a tutti.

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