Plastic China

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Rifiuti Pubblicato il 28 Agosto 2017

L’industria del riciclaggio della plastica è finita al centro delle attenzioni lo scorso Gennaio, quando il docu-film “Plastic China”si è guadagnato un posto alSundance Film Festival, l’annuale vetrina dei film indipendenti di Park City, nello Utah

Il regista Wang Jiuliang, il cui precedente documentario “Beijing Besieged by Waste” si occupava dei raccoglitori di rifiuti nella capitale cinese, affronta l’industria del riciclaggio delle materie plastiche cinese, offrendo uno sguardo sulle vite di coloro che svolgono il duro e sporco lavoro di separare a mano i rifiuti di plastica che il paese importa dal resto del mondo.

A undici anni Yi-Jie di Shandong gioca tra montagne di rifiuti di plastica sognando di andare a scuola.

Il film si concentra sulla vita di una giovane ragazza che sta crescendo in un impianto di riciclaggio della plastica della provincia di Shandong. A undici anni Yi-Jie impara a conoscere il mondo aiutando i suoi genitori a selezionare la plastica importata, gioca tra i rifiuti e acque di scarico contaminate sognando di andare a scuola, anche se il padre sa che non se lo potrà permettere.

Nel 2014 viene rilasciata in rete una versione parziale del film che già attrae molto interesse. Mentre nel 2013 il l’iniziativa del Governo cinese denominata Green Fence (Barriera verde) impone regolamentazioni più restrittive alle importazioni di rifiuti di plastica, il film pone l’attenzione sulle vite di chi viene realmente colpito dal flusso di rifiuti plastici importati.

Sostenuto dallaCNEX, casa di produzione no-profit di documentari cinesi con sede ad Hong Kong, il film si classifica secondo per il Premio Speciale della Giuria dell’edizione 2016 dell’International Documentary Film Festival Amsterdam, e partecipa al Sundance nella sezione principale della categoria “Il Nuovo Clima”.

Le pratiche di riciclaggio della plastica mostrate nel film sono molto rudimentali. In più di una scena, i lavoratori usano hanno a disposizione un accendino ed il loro olfatto per separare i tipi di plastica. Gli effetti devastanti dell’industria del riciclo cinese sulla comunità sono ben evidenziati nella pellicola.

Gli anziani si lamentano del fetore, si vede un contadino costretto a rimuovere pezzi di rifiuti plastici volati nel suo campo che ostacolano la crescita e la raccolta del grano, inoltre la comunità non ne può più di bere acqua contaminata.

Gli adulti invece discutono dell’impatto che il loro lavoro ha sulla propria saluta e sull’ambiente, anche se costantemente convengono che questa sia l’unica soluzione per supportare le famiglie, allo stesso modo in cui i bambini scalano gigantesche montagne di plastica immaginando nuovi modi per giocare con siringhe e guanti chirurgici.

In un video postato nel 2014 sulla pagina web dell’Hong Kong’s Phoenix TV, Wang parla delle ragioni che lo hanno spinto a realizzare il film.

“Il tuo obiettivo è fare soldi, ma qual’è lo scopo ultimo del fare i soldi?” dice Wang. “Quando hai fatto i soldi e la qualità della tua vita è quindi migliorata, hai perso la salute e la vita. Quindi, qual’è il significato del fare i soldi?

“Sebbene hai guadagnato molto, ne è valsa la pena dato che ora la tua famiglia vive in un ambiente come questo?” dice Wang. “Proprio per questo ho chiamato il film Plastic China. La Cina è una nazione rifatta, nascosta, falsa e innaturale. In altre parole, nonostante sembri bella fuori, dentro ha molti problemi.”

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