circular economy action plan

Cosa prevede il Circular Economy Action Plan appena adottato dall'Europa?

L'11 marzo 2020 la Commissione Europea ha varato il Circular Economy Action Plan che rientra nel Green Deal dichiarato dalla Presidentessa Ursula von der Leyen. Cosa prevede il documento? Cosa cambierà per l'Economia Circolare europea? Vediamolo assieme in questa disamina del documento

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Economia Circolare Pubblicato il 13 Marzo 2020

Indice

Il Green Deal europeo

Per comprendere il cambiamento in atto a livello europeo dobbiamo prima inquadrare il momento storico e di strategia Per abbattere i dati emersi dal rapporto “What a Waste 2.0” del 2018 della World Bank (vi lascio qui l’approfondimento), la Commissione Europea, nella figura della Presidentessa Ursula von der Leyen, ha presentato davanti alla stampa il 12 dicembre 2019 il nuovo piano strategico europeo sulle tematiche verdi: il Green Deal.

Il Green Deal, riporta il sito della Commissione europea, “è la nostra tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE. Realizzeremo questo obiettivo trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori politici e rendendo la transizione equa e inclusiva per tutti.

Le azioni previste dal Green Deal europeo

Il Green Deal descrive come rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 attraverso due azioni fondamentali:

  • promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare;
  • ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento.

Per conseguire l’obiettivo di un’Europa a impatto zero sarà necessaria l’azione di tutti i settori economici, tra cui:

  • il settore tecnologico;
  • l’industria nell’innovazione;
  • il trasporto privato e pubblico;
  • la decarbonizzazione del settore energetico;
  • una maggiore efficienza energetica degli edifici;
  • la collaborazione con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.

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Cos’è il Circular Economy Action Plan

Nel 2015 l’Europa stese il primo Pacchetto sull’Economia Circolare che prevedeva un piano d’azione composto da 54 azioni per accelerare la transizione verso un’economia circolare europea.
Pochi giorni fa, precisamente l’11 marzo scorso, la Commissione europea ha adottato il documento che andremo ad esaminare in questo articolo: Il Circular Economy Action Plan. Documento che scaturisce proprio dal primo Pacchetto di misure adottate per porre le prime basi sull’Economia Circolare.

Il nuovo piano d’azione del Circular Economy Action Plan annuncia iniziative lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti mirando, ad esempio, alla loro progettazione, promuovendo processi di economia circolare, promuovendo i consumi sostenibili e mirando a garantire che le risorse utilizzate siano conservate nell’economia dell’UE il più a lungo possibile.

“Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, preservare il nostro ambiente naturale e rafforzare la nostra competitività economica, è necessaria un’economia completamente circolare. Oggi, la nostra economia è ancora per lo più lineare, con solo il 12% di materiali e risorse secondari riportati nell’economia. Molti prodotti si rompono troppo facilmente, non possono essere riutilizzati, riparati o riciclati o sono fatti solo per un singolo utilizzo. Esiste un enorme potenziale da sfruttare sia per le imprese che per i consumatori. Con il piano odierno lanciamo azioni per trasformare il modo in cui i prodotti sono realizzati e autorizzare i consumatori a fare scelte sostenibili a proprio vantaggio e per l’ambiente” Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo

 

Cosa prevede il Circular Economy Action Plan

Le azioni previste dal Circular Economy Action Plan sono:

  • rendere i prodotti sostenibili la norma nell’UE;
  • responsabilizzare consumatori e acquirenti pubblici;
  • concentrarsi sui settori che utilizzano la maggior parte delle risorse e in cui il potenziale di circolarità è elevato come:
    • elettronica e ICT;
    • batterie e veicoli;
    • packaging;
    • materie plastiche;
    • tessili;
    • costruzione ed edifici;
    • cibo;
    • acqua e sostanze nutritive;
  • garantire meno sprechi;
  • far funzionare la circolarità per persone, regioni e città;
  • dirigere gli sforzi globali sull’economia circolare.

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1. Prodotti sostenibili

Il Circular Economy Action Plan, nel capitolo dedicato ai prodotti sostenibili, esordisce con una frase chiave che inquadra direttamente lo scenario in cui la Commissione intende muoversi: “l’80% degli impatti ambientali di un prodotto vengono determinati nella fase di progettazione“. Questo per due motivi principali: un modello di consumo reso ancora lineare da filiere che non hanno ancora sviluppato soluzioni circolari e da un’estensione della responsabilità del produttore dell’oggetto che ancora ad oggi stenta a partire e responsabilizzare le industrie.

Le azioni messe in campo

Ecco gli strumenti che, secondo la Commissione avrebbero dovuto portare aziende e cittadini verso prodotti più sostenibili:

  • La Direttiva sull’Ecodesign
  • L’etichetta Ecolabel
  • Il Green Public Procurement (GPP EU)

Purtroppo questi strumenti, come riporta il documento del Circular Economy Action Plan, non ha condotto ai risultati attesi. La Commissione nel documento dichiara perciò che intende istituire un’iniziativa legislativa sui prodotti sostenibili attraverso principi di sostenibilità quali:

  • il miglioramento dela durabilità, riusabilità, aggiornabilità e riparabilità del prodotto, affrontando il problema della presenza di sostanze chimiche pericolose nei prodotti e aumentando l’efficienza energetica e quella dell’utilizzo delle risorse;
  • l’aumento il contenuto riciclato dei prodotti, garantendo al contempo prestazioni e sicurezza;
  • la rigenerazione e il riciclaggio di alta qualità;
  • la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e ambientale;
  • la limitazione dell’obsolescenza prematura monouso, contrastandola fortemente;
  • l’introduzione del divieto di distruzione di beni durevoli invenduti;
  • l’incentivazione del modello “prodotto come servizio” o altri modelli in cui i produttori mantengano la proprietà del prodotto o della responsabilità per le sue prestazioni durante il ciclo di vita;
  • l’attuazione della della digitalizzazione delle informazioni sui prodotti, comprese soluzioni come passaporti digitali, tag e filigrane;
  • l’incentivazione dei prodotti in base alle loro diverse prestazioni di sostenibilità, anche collegando in alto livelli di prestazione agli incentivi.

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2. L’Empowerment di privati cittadini ed enti pubblici

Il coinvolgimento dei cittadini sarà fondamentale per rendere i prodotti sempre più sostenibili, responsabilizzando le industrie nell’ecodesign degli oggetti immessi sul mercato. L’Europa, a tal proposito, intende rivedere la Direttiva UE 2019/771 che regola i contratti tra acquirente di un prodotto e venditore.

Fondamentale, nella direzione presa dall’Europa, il tema della riparabilità. E’ proprio in questo senso che l’impegno europeo è proprio quello di istituire il “Diritto alla riparabilità” o “Right to repair“: un’azione orizzontale nei diritti del consumatore che possa agire sugli aspetti del diritto alla disponibilità di pezzi di ricambio o l’accesso alla riparazione e, nel caso di prodotti ICT ed elettronici, ai servizi di aggiornamento.

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La pubblica amministrazione e gli enti sono un driver fondamentale per veicolare sempre più i prodotti sostenibili: il 14% del PIL europeo, riporta il documento, è rappresentato dal potere d’acquisto degli enti pubblici. Diventerà perciò strategico affidare agli enti pubblici un framework chiaro per l’accesso agli acquisti pubblici, sempre più votati ai prodotti Green. Su questo la Commissione renderà obbligatori determinati target e obiettivi da raggiungere che saranno inseriti nel Green Public Procurement (GPP EU).

3. Circolarità nei processi industriali

L’Economia Circolare offre alle aziende processi industriali performanti con importanti riduzioni degli scarti di produzione, trattando i rifiuti come nuova materia prima da utilizzare.
L’Economia Circolare genera un extra-valore e sblocca nuove opportunità economiche, creando nuove filiere e un commodity crossing innovativo e collaborativo.

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Le azioni previste

  • valutare le opzioni per promuovere ulteriormente la circolarità nei processi industriali nel contesto della revisione della direttiva sulle emissioni industriali, comprese delle best practice su cui basarsi;
  • facilitare la simbiosi industriale sviluppando un sistema di segnalazione e certificazione guidato dal settore, consentendone l’implementazione;
  • sostenere il settore bio-based sostenibile e circolare attraverso l’implementazione del Piano d’azione per la bioeconomia;
  • promuovere l’uso delle tecnologie digitali per tracciare e mappare le risorse;
  • promuovere la diffusione delle tecnologie verdi attraverso un sistema di verifica.

4. Prodotti chiave delle filiere produttive

La Commissione punta l’attenzione su alcuni prodotti che definisce “Prodotti Chiave” per il successo delle azioni messe in atto. Vediamo assieme quali sono:

Prodotti Elettronici e ICT

Con una crescita ogni anno superiore al 2%, i dispositivi elettrici ed elettronici sono considerati ad oggi una vera chimera sia nel settore del riciclo sia in quello del remarketing.

Il documento del Circular Economy Action Plan riporta che il solo il 40% di questi dispositivi sono riciclati in Europa. Secondo uno studio della Fondazione Ellen MacArthur l’aumento in termini assoluti dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) aumenterà del 10% da qui ai prossimi quattro anni.
Si può capire perfettamente il motivo che spinge l’Europa a soffermarsi su questa tipologia di prodotti. Ecco perché prevede di mettere in atto le seguenti azioni:

    • concentrarsi sull’attuazione del “diritto alla riparazione“, tra cui anche il diritto all’aggiornamento del software obsoleto;
    • norme stringenti sui caricabatterie per telefoni cellulari e dispositivi simili, incluso l’introduzione di un caricabatterie comune, miglioramento della durata dei cavi di ricarica e incentivi per disaccoppiare l’acquisto di caricabatterie dall’acquisto di nuovi dispositivi;
    • migliorare la raccolta e il trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche compresa la possibilità di restituire o rivendere vecchi telefoni cellulari, tablet e caricabatterie.

Batterie e veicoli

Sono i due elementi che contraddistingueranno la mobilità del futuro: batterie e veicoli. Una mobilità elettrica e sostenibile che deve guardare sia a quella delle lunghe percorrenze sia a quella “dell’ultimo miglio” (vedi monopattini elettrici, biciclette elettriche, monowheel, …). In questo caso le azioni previste sono:

    • regole sul contenuto di materie riciclate e misure per migliorare i tassi di raccolta e riciclaggio delle batterie, garantire il recupero di materiali preziosi, fornendo assistenza ai consumatori;
    • ridurre le batterie non ricaricabili al fine di eliminarne progressivamente l’utilizzo;
    • requisiti di sostenibilità e trasparenza per le batterie tenendo conto, ad esempio, dell’impronta di carbonio nella produzione di batterie, approvvigionamento etico di materie prime e sicurezza dell’approvvigionamento, facilitandone riutilizzo, riparabilità e riciclo;
    • revisione del modello di smaltimento dei veicoli a fine vita promuovendo modelli circolari per re-inserire materia e materiali in altri cicli di produzione o incentivando modelli come il product-as-a-service.

Packaging

L’ammontare dei rifiuti da imballaggio continua a crescere, raggiungendo in Europa, secondo il documento, il record di 173 kg per abitante (dato 2017). Su questo aspetto l’Europa è concentrata a istituire misure restrittive e obbligatorie sul packaging dei prodotti. Le azioni in questo senso sono:

    • riduzione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio, anche fissando obiettivi e misure di prevenzione;
    • guida alla progettazione per il riutilizzo e la riciclabilità degli imballaggi;
    • considerare la riduzione della complessità dell’imballaggio, incluso il numero di materiali e polimeri utilizzati.

Plastiche

Per aumentare la diffusione della plastica riciclata e contribuire a un uso più sostenibile della plastica, la Commissione proporrà requisiti obbligatori per il contenuto riciclato e misure di riduzione dei rifiuti, attraverso queste azioni:

    • limitare l’utilizzo delle microplastiche aggiunte nei prodotti;
    • creare un modello di certificazione, etichettatura e regolamentazione sul non intenzionale rilascio di microplastiche, comprese misure per aumentarne la cattura in tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti;
    • armonizzazione dei metodi per misurare il rilascio involontario di microplastiche nell’ambiente, in particolare negli pneumatici e nei tessuti;
    • colmare le lacune delle conoscenze scientifiche relative al rischio della presenza di microplastiche nell’ambiente;
    • approvvigionamento, etichettatura e utilizzo di materie plastiche a base biologica;
    • utilizzo di materie plastiche biodegradabili o compostabili, sulla base di una valutazione delle applicazioni in cui tale uso può essere vantaggioso per l’ambiente e dei criteri per tali applicazioni

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Tessuti

Una nuova strategia dell’UE per i tessili per rafforzare la competitività e l’innovazione nel settore e rafforzare il mercato dell’UE per il riutilizzo dei tessili. Le azioni che su questo tema ha previsto la Commissione sono:

    • applicare il nuovo framework sui prodotti sostenibili sviluppando di misure di progettazione ecocompatibile;
    • incentivi e supporto a modelli di prodotto come servizio, materiali circolari, processi di produzione e trasparenza attraverso la cooperazione internazionale;
    • fornire orientamenti per raggiungere livelli elevati di raccolta differenziata dei rifiuti tessili;
    • incoraggiare lo smistamento, il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti tessili, anche attraverso l’innovazione applicazioni industriali e misure normative come la responsabilità estesa del produttore.

Edilizia e costruzioni

Considerata la forte incidenza del settore dell’edilizia nell’ambito waste – è il settore responsabile del 35% della totalità dei rifiuti in Europa – la Commissione anche qui ha previsto delle azioni da intraprendere secondo la Strategy for a Sustainable Built Environment:

    • affrontare il tema delle performance dei prodotti per l’edilizia con l’inserimento di requisiti per l’utilizzo di materiale riciclato;
    • promuovere i principi descritti nel documento Circular Economy Principles for buildings design e sviluppare un “Giornale dei lavori“, già utilizzato nelle fasi di cantiere dai tecnici progettisti, in versione digitale;
    • integrare la valutazione del ciclo di vita – LCA – negli appalti pubblici;
    • revisione degli obiettivi di recupero del materiale da demolizione stabiliti dalla legislazione dell’UE;
    • promuovere iniziative volte a ridurre l’impermeabilizzazione del suolo, ripristinare i brownfield abbandonati o contaminati e aumentare l’uso sicuro, sostenibile e circolare dei suoli scavati.

Cibo, acqua e nutrienti

Le risorse biologiche hanno un ruolo chiave nell’economia dell’UE e giocheranno un ruolo ancora più importante in futuro – si stima che in Europa il 20% sul totale di cibo prodotto viene perso o diventa rifiuto. L’iniziativa della Commissione qui mira:

    • al riutilizzo, sostituire imballaggi monouso, stoviglie e posate con prodotti riutilizzabili nei servizi alimentari;
    • ad incoraggiare, grazie al nuovo regolamento sul riutilizzo dell’acqua, approcci circolari in agricoltura.
    • anche nei processi industriali;
    • a sviluppare un piano integrato di gestione dei nutrienti, al fine di garantire un’applicazione più sostenibile delle sostanze nutritive, stimolando i mercati delle sostanze nutritive recuperate;
    • a prendere in considerazione anche la revisione delle direttive sul trattamento delle acque reflue e dei fanghi di depurazione, valutando anche le alghe.

5. Più Valore, meno Rifiuti: miglioramento delle politiche

L’Europa è impegnata sul fronte del waste management sin dagli anni Settanta. Oggi, questa tematica è alla base di una gestione ottimizzata dei processi virtuosi circolari, perciò necessitano di essere armonizzati e aggiornati. A tal proposito la Commissione nel Circular Economy Action Plan propone, al fine di prevenire gli sprechi:

  • l’aumento delle materie riciclate, promuovendo flussi di rifiuti più sicuri e non contaminati, garantendo un riciclo di alta qualità;
  • raggiungimento dei target di riduzione dei rifiuti come previsto nel contesto della Direttiva 2008/98/EC;
  • adottare lo schema per la responsabilità estesa del produttore incoraggiando la condivisione di buone pratiche e informazioni sul tema;
  • ridurre significativamente la generazione totale di rifiuti e dimezzare la quantità di rifiuti urbani residui (non riciclabili) entro il 2030;
  • armonizzare la raccolta differenziata dei rifiuti, la simbologia, i colori e la gestione;
  • sviluppare progressivamente con le industrie sistemi armonizzati per tracciare e gestire informazioni su sostanze identificate come estremamente problematiche;
  • per incentivare all’utilizzo delle materie prime seconde, la Commissione metterà in campo misure per sulla progettazione dei prodotti, sulla qualità e sulla sicurezza dei materiali secondari e sul loro miglioramento, contribuendo a fare del “riciclo n Europa” un punto di riferimento per i materiali secondari di qualità;
  • facilitare la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti nell’UE sarà rafforzato da una revisione normativa approfondita in materia di trasporto rifiuti.

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6. Green Job – Circular Job

Tra il 2012 e il 2018 i lavori legati al mondo dell’Economia Circolare sono cresciuti del 5% raggiungendo circa 4 milioni di “Circular Job”. Questo è un forte incentivo per la Commissione ad istituire strumenti per la formazione dedicata proprio ai lavori emersi nel settore Green.

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7. Azioni trasversali

Al fine di raggiungere la neutralità climatica la Commissione:

  • valuterà l’impatto della circolarità sulla mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, misurando in modo sistematico i dati scaturiti;
  • intende migliorare gli strumenti di modellazione per ottenere i benefici dell’economia circolare sui gas serra nella riduzione delle emissioni a livello UE e a livello nazionale;
  • promuove il rafforzamento del ruolo della circolarità nelle future politiche climatiche.

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8. Effetti a livello globale

  • basandosi sulla European Plastics Strategy, la Commissione intende guidare gli sforzi a livello internazionale per raggiungere un accordo globale sulla plastica;
  • la promozione Global Circular Economy Alliance viene istituita per mappare il livello di circolarità, valutare i gap della governance e progredire nell’economia circolare;
  • la Commissione valuta anche la redazione di un agreement internazionale sulla gestione delle materie prime naturali;
  • strategica la creazione di una forte partnership con l’Africa massimizzando il beneficio nella transizione a modelli circolari, viene descritto nel Circular Economy Action Plan.

9. Monitoraggio dei progressi

La Commissione prevede un ulteriore sviluppo in termini di monitoraggio sulle attività svolte (semestrale) e su quelle da integrare anche grazie al Circular Economy Action Plan, aggiornando il “Monitoring Framework for the Circular Economy“. Di seguito gli step del processo di monitoraggio:

Conclusioni

Quali sono i prossimi step per l’Europa? Sempre nel marzo di quest’anno la Commissione presenterà il rapporto “Farm to fork strategy” per una filiera food sempre più sostenibile, oltre alla presentazione della Strategia per la Biodiversità 2030 per la protezione delle risorse naturali del nostro pianeta.

L’Economia Circolare rappresenta una grande opportunità che l’Europa sta cogliendo grazie a una direzione intrapresa sin dal 2015 che la pone al centro del dibattito internazionale. Questa attenzione porterà, secondo le stime della stessa Commissione, ad aumentare il PIL europeo, aumentando i posti di lavoro nel settore verde.

Raccontare e comunicare l’Economia Circolare è alla base di questo documento che rappresenta un ulteriore tassello da aggiungere alla strategia europea e un punto di riferimento per la partenza e il sostegno ai nuovi business nascenti in questo settore.

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