rifiuti elettrici elettronici quanto il riciclo non basta

Rifiuti elettrici ed elettronici: quando il Riciclo non basta

Nell'ambito dei Rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) spesso si può pensare che la soluzione del fine vita di questi oggetti sia un celere ed inesorabile processo di riciclo. Sarà davvero così? Analizziamo numeri, possibilità e opportunità di un mercato in evoluzione

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Economia Circolare Pubblicato il 21 Ottobre 2019

Indice

Il riciclo è l’attività che consente, a fronte di un trattamento sugli oggetti e prodotti, di riportare a disposizione delle aziende produttrici, una materia seconda da cui ottenere nuovi prodotti. Questa attività viene oggi svolta anche il quel settore che sta man mano crescendo di volumi, con tassi di crescita importanti – in Italia del 6% in media ogni anno – in tutto il mondo: i dispositivi elettrici ed elettronici. Vediamo assieme cosa significa in termini energetici e circolari basare tutta la raccolta sul riciclo e sul trattamento di questi oggetti, a fronte di opportunità collegate al ricondizionamento e remarketing dei prodotti.

RAEE ed Economia circolare

Secondo uno studio della Ellen MacArthur Foundation la crescita dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche nei prossimi quattro anni aumenterà in termini assoluti di circa il 10%. I numeri in aumento sulla produzione dei dispositivi elettrici incontrano le possibilità di diffusione della tecnologia e della comunicazione integrata ma, allo stesso tempo, le difficoltà dei sistemi di raccolta internazionale.

Afferma il report della Fondazione: “Pur non essendo particolarmente significativi in termini di peso, i rifiuti dei telefoni cellulari hanno un notevole valore aggiunto nei materiali e nei componenti di cui sono composti.” Seppur uno smartphone ha un peso medio inferiore a 150 grammi, è costituito da materiali preziosi come l’oro, l’argento e i metalli delle terre rare. Si stima che in un solo cellulare siano presenti tra i 40 e 60 elementi della tavola periodica utilizzata nella chimica dei materiali.

“Dato il basso tasso di raccolta e riciclaggio di oggi, quasi tutto questo materiale è andato perduto. Nella sola Europa, ad esempio, 160 milioni di dispositivi scartati ma non raccolti, rappresentano una perdita materiale fino a 500 milioni di dollari all’anno. Con tassi di raccolta in Europa che si aggirano intorno al 15% e una crescente integrazione dei progetti di telefoni cellulari, il riutilizzo o la rigenerazione dei componenti è praticamente inesistente e il mercato secondario della telefonia mobile (sebbene in rapida crescita) è quasi trascurabile, pari a circa il 6% del mercato primario.” Afferma la Ellen MacArthur Foundation nel primo volume di “Towards the Circular Economy”

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Cosa prevede il Pacchetto Economia Circolare

La Commissione europea proprio sul tema rifiuti ha adottato il “Pacchetto Economia Circolare”: quattro direttive datate 30 maggio 2018 (n. 849/2018/Ue, 850/2018/Ue, 851/2018/Ue e 852/2018/Ue) che intendono modificare quelle sui rifiuti a partire dalla direttiva “madre” 2008/98/Ce e poi le direttive “speciali” in materia di rifiuti di imballaggio (1994/62/Ce), discariche (1999/31/Ce), rifiuti di apparecchiature elettrice ed elettroniche (2012/19/Ue), veicoli fuori uso (2000/53/Ce), pile e accumulatori (2006/66/Ce). Le modifiche sono in vigore dal 4 luglio 2018 mentre per gli Stati membri il recepimento deve avvenire entro il 5 luglio 2020.

riciclo non basta rifiuti elettronici

Uno degli obiettivi dell’Europa è così fissare una strategia che si basa su responsabilità e organizzazione riguardo la gestione dei rifiuti tecnologici per uniformare il processo in tutto il Vecchio Continente. Un passaggio complesso considerato che bisogna equilibrare paesi virtuosi come Germania e Austria che riciclano il 66% dei rifiuti con contesti meno preparati in cui il livello è inferiore al 30%. Con l’impegno di raggiungere l’85% della gestione totale dei rifiuti tecnologici prodotti dalle famiglie oppure il 65% dei dispositivi immessi sul mercato, anche l’Italia deve forzatamente salire di livello in un settore che apre scenari rilevanti in termini di ricavi e occupazione.

I RAEE in Europa e Italia

I rifiuti elettronici – dispositivi elettrici o elettronici diventati rifiuto – sono oggi, con i tassi di crescita della tecnologia, la fonte di rifiuti con la più rapida crescita al mondo. Ogni anno in Europa vengono prodotte ogni anno circa 50 milioni di tonnellate di RAEE, ma solo circa il 20% viene smaltito in modo appropriato. In Italia, racconta il rapporto 2018 del Centro di Coordinamento RAEE, vengono prodotti circa 310.000 tonnellate con un incremento annuo medio del 6% con una distribuzione nel Nord Italia per circa 171 mila tonnellate, Centro Italia per 66 mila e Sud e isole per le restanti 65 mila tonnellate.

L’italia con 60 milioni di cittadini ha una produzione di RAEE per circa 4,59 kg/abitante con un tasso di ritorno del 36%. Mentre la Spagna si attesta su circa 5,31 kg/ab; la Germania su 9,76 kg/ab e L’Inghilterra si porta su 10,29 kg/ab con un tasso di ritorno del 44%.

I RAEE negli USA e a livello mondiale

Gli Stati Uniti, secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, producono circa 6,3 milioni di tonnellate: il 14% dei rifiuti elettronici del mondo. A livello globale i RAEE si attestano circa 45 milioni di tonnellate di elettronica sono state scaricate nel 2016. Di questa incredibile quantità di rifiuti elettronici, solo il 20% è stato riciclato in qualche forma. Il restante 80% si è recato in una discarica più dannosa per l’ambiente.

ricondizionamento remarketing dispositivi elettrici elettronici

Secondo Vianney Vaute, autore di Forbes, da cui prende spunto questo articolo, quello che la maggior parte dei consumatori e delle persone non sa è che molte aziende che si occupano di riciclo a livello globale spediscono la maggior parte dei rifiuti elettronici all’estero dove, invece di seguire standard e prassi di trasformazione, vengono cannibalizzati e riciclati con metodi impropri. Il costo di queste operazioni non è un problema sul piano economico, ma principalmente su quello sociale per le popolazioni locali dove avvengono queste attività illecite: i metodi con cui vengono estratti gli elementi pregiati, come ad esempio l’oro che viene recuperato bagnando i circuiti in acido nitrico e cloridrico, avvelenano i corsi d’acqua e inquinano i terreni dove gli elementi scartati vengono inseriti.

Le Sfide: consumismo di massa e obsolescenza programmata

E’ tempo di raddoppiare gli sforzi sul riciclaggio di queste apparecchiature e sugli standard da seguire a livello locale ed internazionale. Tuttavia, è impossibile far fronte ai volumi dei RAEE: il rapporto delle Nazioni Unite sottolinea che mentre oggi c’è una maggiore attenzione al riciclaggio rispetto al passato, gli sforzi per recuperare in modo sostenibile i dispositivi usati non riescono a tenere il passo con gli enormi tassi di consumo per i nuovi dispositivi. Il problema è aggravato dai brevi cicli di vita dei nuovi dispositivi, con i produttori che lanciano sul mercato a un ritmo vertiginoso nuovi modelli per entusiasmare i consumatori. Il rapporto rileva che uno smartphone medio viene utilizzato solo per due anni prima di essere sostituito.

L’attuale tasso di riciclaggio responsabile dei rifiuti elettronici ha un abissale 15,5% in tutto il mondo, secondo il Rapporto UN. Il passaggio a un modello di economia circolare, con un’enfasi sul riutilizzo piuttosto che sulla sostituzione degli articoli, potrebbe essere un modo per affrontare il tema, scrive il World Economic Forum, dopo aver analizzato il problema.

Il consumo eccessivo

Al di là delle limitazioni intrinseche dei processi di raccolta e recupero, dobbiamo ricordare che il riciclo è innanzitutto una rimozione dalla circolazione e quindi un incentivo implicito a produrre e acquistare nuovi prodotti. Nel rapporto sulla responsabilità ambientale, Apple ammette che il 77% dell’impronta di carbonio dei loro componenti elettronici proviene dalla loro fabbricazione, rispetto al 17% che deriva dal suo effettivo utilizzo. L’impatto ambientale della sostituzione di un dispositivo, anche nell’eventualità del riciclo successivo, rimane significativo.

Il riciclo non dovrebbe essere usato come effetto balsamo o green-washing. Sebbene sia utile, è urgente e necessario riconoscere i limiti del riciclo nell’elettronica e guardare con attenzione alla radice del nostro crescente problema di rifiuti elettronici, al fine di sviluppare approcci più efficaci. Al centro della questione c’è un settore tecnologico i cui profitti sono guidati dall’obsolescenza programmata: fino a quando l’industria non troverà un modo per prosperare senza inutilmente pompare nuova elettronica al ritmo che attualmente tiene, tutti i processi di eco-design, i programmi di riciclo e le innovazioni di processo, rimarranno nel migliore dei casi simbolici.

Ridurre e riutilizzare

Solo l’estensione della vita dei dispositivi attualmente in circolazione, attraverso la loro manutenzione, ristrutturazione e riutilizzo in una forma o nell’altra, può avere un effetto significativo sul loro impatto ambientale. Combattere per facilitare le riparazioni – guidati da organizzazioni come Repair.org o sviluppare innovazioni come Fairphone sono pezzi importanti del puzzle. L’acquisto di elettronica rinnovata al posto del nuovo è un altro.

Le nostre speranze non devono basarsi sul riciclaggio. Per avere un impatto veramente sostenibile sulla questione dei rifiuti elettronici, dobbiamo produrre di meno per inquinare di meno – e trovare un modo per farlo senza sacrificare la nostra attuale qualità di vita. Aumentare i nostri sforzi per prolungare la vita dei dispositivi, tenerli fuori dalle discariche e dare loro una seconda e una terza vita, sembra essere l’approccio più pratico e intelligente.

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Daisy, il robot che ripara gli Iphone

E’ il 2016 quando l’azienda di Cupertino presenta al mondo il suo robot Liam che riesce a smontare gli iPhone alla velocità della luce e con enorme efficienza, recuperando i materiali di valore contenuti nel prezioso dispositivo. Nel 2018, dopo le prime esperienze con Liam, Apple mostra la sua evoluzione: il robot Daisy. Daisy è in grado di smontare nove versioni di iPhone al ritmo di 200 pezzi all’ora, separando fra le loro componenti di alta qualità per il riciclo. Anche quelle che le aziende tradizionali non sono in grado di recuperare. I risultati delle innovazioni ambientali di Apple sono riportate nel loro bilancio di responsabilità che puoi trovare qui.

“In Apple, siamo costantemente al lavoro per trovare soluzioni intelligenti per affrontare il cambiamento climatico e conservare le preziose risorse del nostro pianeta – ha spiega Lisa Jackson, Vice President Environment, Policy and Social Initiatives di Apple – … stiamo rendendo quanto più facile possibile per i nostri clienti riciclare i nostri dispositivi e fare qualcosa di buono per il pianeta attraverso il programma Apple GiveBack. Siamo anche entusiasti di presentare Daisy al mondo, in quanto rappresenta ciò che è possibile quando i principi di innovazione e preservazione si incontrano”.

Daisy disassembla e ricicla gli iPhone idonei restituiti ai punti vendita di Best Buy negli Stati Uniti e ai punti vendita KPN nei Paesi Bassi. Ogni robot Daisy è stato capace nel 2018 di smontare fino a 1,2 milioni di oggetti l’anno, ricondizionando oltre 7,8 milioni di dispositivi Apple e ha contribuito a evitare che più di 48.000 tonnellate di rifiuti elettronici finissero in discarica.

“Il riciclo responsabile deve diventare una componente importante della filiera dell’elettronica e Apple sta percorrendo una nuova strada che aiuterà il settore a fare passi avanti in questo senso” ha dichiarato sempre Lisa Jackson di Apple. “Ci impegniamo a progettare prodotti che i nostri clienti potranno usare per molto tempo. Quando è ora di riciclarli, speriamo che la comodità e i vantaggi dei nostri programmi incoraggino tutti a portarci i loro vecchi dispositivi.”

 

Direttiva UE Ecodesign: riparazione, il principio fondamentale

La notizia sta rimbalzando sulle testate proprio di questi giorni: dal 2021 sarà più facile riparare i propri elettrodomestici, che acquistarne di nuovi. L’Unione Europea ha varato proprio nei primi di ottobre la direttiva sull’Ecodesign: la progettazione degli elettrodomestici dovrà tenere conto di requisiti di riparabilità e riciclabilità, migliorando la durata, la manutenzione, il riutilizzo, le prestazioni, il riciclaggio e la gestione dei rifiuti, in riferimento proprio ai principi dell’economia circolare.

Gli elettrodomestici inclusi nella direttiva sono: frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, dispositivi elettronici (compresi i televisori), fonti di luce e alimentatori di controllo separati, fornitori di energia esterna, motori elettrici, frigoriferi con funzione di vendita diretta (ad es. frigoriferi nei supermercati, distributori automatici di bibite frigorifere), trasformatori di potenza, apparecchiature per saldatura e server (periodo esteso a 8 anni). Non rientrano nella direttiva Ecodesign gli smartphone.
In termini molto pratici i produttori dovranno, secondo la direttiva:

  • garantire lo stoccaggio dei pezzi di ricambio per un minimo 7 anni per gli apparecchi di refrigerazione (10 anni per la guarnizione delle porte);
  • minimo 10 anni per lavatrici e lavasciugatrici domestiche;
  • minimo 10 anni per le lavastoviglie domestiche, che scendono a 7 nel caso di parti il cui accesso è consentito solo a riparatori professionisti;
  • rendere disponibili tutte le informazioni sulla riparazione e sulla manutenzione ai riparatori professionisti.

Un epocale cambiamento, dove ovviamente le polemiche non mancano. Chi sono davvero i “riparatori professionisti”?

Conclusioni

Che sia intenzionale o no, l’hype sul riciclaggio nel settore elettronico è incredibilmente fuorviante: le persone si sentono bene quando si parla di riciclo, in particolare quando si tratta di dispositivi elettrici ed elettronici. La realtà è molto diversa. Il solo riciclare questi dispositivi graffia a malapena la superficie della crescente crisi dei rifiuti elettronici. Attualmente stiamo perdendo terreno nella battaglia per ridurre l’impatto ambientale delle nostre apparecchiature elettroniche. Bisogna necessariamente passare a un modello dove il ricondizionamento, il remarketing e il riuso diventino la nuova chiave per fermare l’ecatombe di tutti questi oggetti che sono funzione dell’esponenziale crescita della tecnologia.

Il 5G segnerà una nuova strada per questi oggetti, portando l’intelligenza di internet in tutte le funzioni della nostra quotidianità: la vera domotica – per fare un esempio su tutti. Dobbiamo però adottare principi e metodi cautelativi, affinché si possa gestire al meglio il fine vita di questi oggetti.

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