Casi Studio

Come evitare lo smaltimento degli scarti alimentari: casi studio e vantaggi

Scopriamo come valorizzare gli scarti alimentari esaminando due casi studio reali: uno nel settore della mangimistica e uno nel settore del biogas.

Roberta Scassa

Circular Economy Expert & Matcher

l'immagine rappresenta un cassone con al suo interno scarti alimentari della filiera agroalimentare

Smaltimento dei residui alimentari: è possibile risparmiare o guadagnare?

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Con l’Economia Circolare oggi questo è possibile.

Infatti, i residui alimentari, solitamente identificati dai codici CER 02.03.04 e 02.06.01, individuati come “Scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione”, possono avere diverse destinazioni come per esempio biomassa per la produzione di energia pulita e come materia prima per mangimi da destinare all’alimentazione degli animali da reddito o degli animali da compagnia.

Cosa sono i rifiuti alimentari

Infografica che contiene il seguente testo: Tutti gli alimenti, ovvero qualsiasi sostanza, parzialmente trasformatoo non trasformato, destinatoa essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani, i qualisono diventati rifiuti

In base agli aggiornamenti apportati dalla Direttiva 2018/851/UE sull’Economia Circolare è stata introdotta una nuovo punto alla definizione di rifiuti alimentari.

Prendendo la normativa di riferimento, identifichiamo come rifiuti alimentari.

“tutti gli alimenti (o prodotti alimentari o derrate alimentari), ovvero qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato a essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani, i quali sono diventati rifiuti.”

Tali scarti, seguendo la normativa, possono essere divisi in tre grandi gruppi:

  • SOV (sottoprodotti di origine vegetale).
  • SOA (sottoprodotti di origine animale).
  • Ex-prodotti alimentari.

Inquadramento normativo scarti alimentari

La direttiva di riferimento per l’inquadramento normativo degli scarti alimentari è la direttiva 2008/98/CE, la quale stabilisce un quadro giuridico comune a livello europeo per la gestione e il trattamento dei rifiuti.

L’obiettivo di questa norma è quello di proteggere l’ambiente e la salute umana, sottolineando l’importanza di adeguate tecniche di gestione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, volte a ridurre le pressioni sulle risorse e a migliorare l’uso.

Normativa sottoprodotti di origine vegetale ed ex-prodotti alimentari

Per quanto riguarda i sottoprodotti di origine vegetale e animale, la cui natura viene regolamentata tramite l’articolo 184-bis presente nel D. Lgs. 152/06, vengono definiti come

residui che possono essere impiegati come materia prima nella stessa filiera o in una filiera produttiva anche diversa da quella da cui il sottoprodotto è stato originato”.

Inoltre, i SOA trovano un impiego interessante oltre che nel biogas anche nel pet food, la cui regolamentazione segue la normativa 1069/2009.

Infine, gli ex-prodotti alimentari, così come definiti dal REG.UE 68/2013 e s.m.i. (parte A, disposizioni generali) sono:

prodotti alimentari, diversi dai residui della ristorazione, fabbricati, in modo del tutto conforme alla legislazione comunitaria sugli alimenti, per consumo umano ma che non sono più destinati al consumo umano per ragioni pratiche, logistiche o legate a difetti di lavorazione, d’imballaggio o d’altro tipo, senza che presentino alcun rischio per la salute se usati come mangimi.

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Quali sono i residui alimentari: esempi e settori

Gli scarti alimentari possono essere di diversa natura in base alla tipologia di prodotto che deriva dal processo produttivo dell’azienda e possono essere così elencati:

  • Prodotti della lavorazione della frutta e verdura (bucce; polpa; ritagli).
  • Prodotti dolciari (snack; dolci da merenda/merendine; gelato; cioccolato; biscotti; farciture in creme; caramelle ecc).
  • Prodotti della panificazione (pane; piadine; grissini; cracker; gallette; pizza ecc).
  • Prodotti in polvere (aromi; appetibilizzanti; integratori ecc).
  • Prodotti della pasta alimentare (pasta secca; impasto umido; pasta ripiena; pasta all’uovo; riso; cous cous ecc).
  • Prodotti di origine animale (prodotti lattiero caseari; ovoprodotti; prodotti ittici; carne suina; carne bovina; carne avicola ecc).

Inoltre, possono derivare da diversi settori come quello ortofrutticolo, dei prodotti da forno e dolciari, lattiero caseario, delle carni, della pasta alimentare, della panificazione, dei prodotti ittici, degli ovoprodotti, delle bevande analcoliche e degli additivi e aromi alimentari.

Come e perché vengono creati questi scarti

Infografica che contiene il seguente testo: "Fonti di derivazione degli scarti alimentari: non conformità agli standard, errori di pianificazione della produzione, termine minumo di consumo superato, resi da Grande Distribuzione Organizzata, naturale conseguenza della lavorazione

Gli scarti alimentari delle aziende possono crearsi durante il processo produttivo come naturale conseguenza della lavorazione di un materiale (es. parte dell’impasto crudo per la lavorazione della pasta).

Tuttavia, spesso, possono essere generati anche per altri motivi tra cui:

  • Non conformità rispetto agli standard di qualità aziendali in cui rientrano quei prodotti alimentari che non sono conformi ai requisiti richiesti dagli standard di qualità interni ai fini della commercializzazione del prodotto stesso.
  • Errori di pianificazione della produzione in cui rientrano quei prodotti alimentari che semplicemente vengono categorizzati come invenduti ma che presentano le stesse identiche caratteristiche del prodotto finito.
  • TMC (Termine Minimo di Conservazione) superato in cui rientrano tutti quei prodotti che hanno superato il termine minimo di conversazione per cui non possono essere più venduti attraverso i normali canali di vendita ma che, non presentando alcun rischio per la salute umana, possono essere riutilizzati.
  • Resi da GDO (Grande Distribuzione Organizzata) per non conformità degli ordini o per accordi specifici tra il fornitore e la GDO (come nel caso di prodotti delle festività).

Come si valorizzano i residui alimentari?

Le aziende della filiera agroalimentare hanno a disposizione diverse opportunità di gestione circolare dei propri residui di produzione che rappresentano concrete alternative alla gestione come rifiuto sia in termini di abbattimento dei costi di smaltimento che riduzione dell’impatto ambientale.

Le destinazioni di valorizzazione più frequenti sono:

  • impianti di biogas;
  • mangimistica (animali da allevamento);
  • pet food (cani, gatti, pesci, uccelli, etc.).

Ci teniamo a ricordare che queste non sono le uniche destinazioni.

Infatti questa tipologia di scarto può essere utilizzata nel settore della cosmetica, in quello farmaceutico, dell’edilizia e del beverage.

Quelle che ti abbiamo elencato sono le destinazioni più frequenti che abbiamo esplorato con il team di Sfridoo all’interno dei casi studio che ti racconteremo nei prossimi paragrafi.

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Casi studio di successo nella filiera agroalimentare: ecco due soluzioni

Infografica che contiene le seguenti informazioni. Caso studio impianti biogas: L'azienda è riuscita a trasformare il residuo, prima gestito come rifiuto, in risorsa da destinare al recupero energetico. Caso studio mangimistica: L’azienda è riuscita a destinare gli scarti, gestiti come rifiuti, al recupero energetico e alla mangimistica.

Ecco qui riportati casi studio reali di aziende che tramite l’applicazione dei modelli di Simbiosi Industriale ed Economia Circolare hanno ottenuto importanti vantaggi sia economici, riducendo i costi di gestione, sia ambientali, minimizzando l’impatto dei propri scarti.

Ti elencheremo due principali soluzioni: valorizzazione tramite impianti biogas e tramite mangimistica.

Caso studio: da scarto organico a matrice per la produzione di energia in impianti biogas

Una delle più importanti realtà aziendali del settore alimentare sul territorio italiano, specializzata nella produzione di cous cous, rientrante nella macrocategoria dei prodotti della pasta alimentare, è riuscita a cogliere le opportunità offerte dall’economia circolare e a valorizzare i propri scarti di produzione come matrice di alimentazione per impianti biogas.

Gli scarti di produzione del cous cous di generano per due motivi principali come elencato di seguito:

  • Dimensioni dei grani del cous cous che attraverso sistemi di vagliatura risultano non conformi agli standard di qualità (es. troppo piccoli o troppo grandi).
  • Spargimenti del residuo sul pavimento durante l’attività produttiva, raccolto a seguito di attività di pulizia.
  • Prodotti finiti confezionati non più commercializzabili a causa di danneggiamento del packaging o contaminazioni.

Vantaggi ottenuti

L’attività di valorizzazione ha infatti permesso all’azienda di trasformare il residuo, prima gestito come rifiuto e dunque smaltito con elevati costi di gestione, in risorsa da destinare al recupero energetico.

Attraverso l’individuazione del partner più adeguato e del corretto inquadramento normativo del residuo come sottoprodotto, l’azienda è riuscita non solo ad abbattere i propri costi di smaltimento e a recuperare un residuo prezioso, ma anche a ricevere un guadagno dalla cessione dello stesso.

L’azienda sostiene un costo generale per la gestione del rifiuto di circa 50.000€ all’anno, raggiungendo, attraverso l’attività di valorizzazione, un guadagno economico di 18.000€.

Caso studio: da scarto organico a impianti biogas e materia prima per mangimi

Un’importante azienda del settore alimentare, rientrante nella macrocategoria dei prodotti della pasta alimentare, e specializzata nella produzione di pasta all’uovo secca e pasta fresca ripiena, si è approcciata all’economia circolare riuscendo a valorizzare i propri scarti di produzione destinando verso un duplice canale: la produzione di energia e la produzione di mangimi per animali da reddito.

Gli scarti della produzione della pasta sono generati da non conformità rispetto agli standard di qualità aziendali e come sfridi endemici dell’attività produttiva per i seguenti motivi: 

  • Impasto crudo derivante dall’attività di formatura della pasta.
  • Difetti estetici dell’impasto crudo non conforme agli standard di qualità aziendali del prodotto finito.
  • Caduta del residuo sul pavimento durante l’attività produttiva, raccolto a seguito di attività di pulizia.
  • Difetti estetici della pasta secca o fresca non conforme agli standard di qualità aziendali per il prodotto finito.
  • Prodotti finiti confezionati non più commercializzabili a causa di danneggiamento del packaging o contaminazioni.

Vantaggi ottenuti

L’azienda è dunque riuscita a passare da una gestione dello scarto come rifiuto, con elevati costi di gestione, a una gestione come sottoprodotto ed ex-prodotto alimentare destinato al recupero energetico e alla mangimistica.

L’azienda, attraverso l’implementazione di un modello di gestione circolare dei propri scarti, è riuscita ad abbattere i propri costi di gestione del rifiuto arrivando fino all’ottenimento di un elevato ricavo dalla vendita sia del residuo di pasta umida che da quello secco.

Vantaggi per le aziende nel valorizzare i propri scarti agroalimentari

Avviare processi di valorizzazione degli scarti di produzione conferisce diversi vantaggi alle aziende:

  • ottimizzazione della gestione dei processi produttivi;
  • riduzione dei costi legati allo smaltimento dei rifiuti;
  • maggiori guadagni derivanti dalla vendita dei residui;
  • riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività;
  • creazione di nuove partnership strategiche;
  • eliminazione dei rifiuti organici dalla contabilità annuale.

Anche la tua azienda può ottenere i benefici elencati affidandosi al giusto partner per portare l’Economia Circolare all’interno della tua realtà.

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