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ESG: tutto quello che devi sapere sugli Investimenti Responsabili

Gli investimenti ESG sono uno strumento fondamentale per agevolare la transizione delle aziende verso l’Economia Circolare e la Sostenibilità

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Economia Circolare Pubblicato il 19 Marzo 2021

La nuova frontiera degli investimenti

Investire è da sempre una delle migliori pratiche per poter far fruttare i propri risparmi, in modo che questi non perdano valore.

Nel corso del tempo, grazie all’aumento generale dell’interesse verso i temi della sostenibilità, sono cresciute le somme investite nei settori green.

Questo fenomeno ha portato l’intero sistema economico-finanziario a dover ideare degli standard per valutare gli investimenti green fatti dai risparmiatori.

Questi standard sono chiamati ESG.

Cosa sono gli ESG

Gli ESG sono criteri che permettono di misurare la sostenibilità di un investimento in una società quotata o in un business. Sono nati nel 2005 ma solo da un paio d’anni, grazie alla all’influenza del concetto di sviluppo sostenibile legato alla finanza, si sono prodotti analisi e report dettagliati.

ESG significato

L’acronimo ESG significa Environmental Social Governance (Governo, Ambiente e Società), ovvero i tre campi presi in considerazione per analizzare gli investimenti nel settore della finanza sostenibile.

Questa tipologia di finanza non fa affidamento al principio cardine dei tradizionali investimenti, i quali si focalizzato sul rapporto “rendimento-rischio”. Al contrario, secondo esg360.it, gli Investimenti Responsabili (IR) garantiscono un livello crescente e costante di valore nel tempo ponendo l’attenzione più sui valori degli investitori rispetto al tasso di interesse.

I criteri degli investimenti ESG

I criteri a cui fanno riferimento gli investimenti ESG sono tre.

Criteri E (Environmental)

Questo parametro fa riferimento alla cosiddetta lotta al “climate change”.

Infatti, è necessario che il mondo dell’imprenditorialità agisca in modo responsabile nei confronti dell’ambiente, per due semplici ragioni:

  1. sono i soggetti che impattano sia direttamente sia indirettamente sul cambiamento climatico;
  2. possono, grazie ad una comunicazione efficace, stimolare e consapevolizzare il proprio pubblico rispetto ai temi green.

Tra i diversi parametri contenuti nel “cluster E” sono presenti la gestione delle risorse vitali, il rispetto della biodiversità, la sicurezza agroalimentare, il contenimento della emissioni di CO2.

Criteri S (Social)

I criteri S si rivolgono a tutte le attività aziendali che hanno un impatto sociale, e quindi sulla collettività.

I parametri sono stabiliti con il fine di garantire il rispetto dei diritti civili e lavorativi, gli standard internazionali in termini di lavoro minorile e condizioni di lavoro paritarie e adeguate.

Criteri G (Governance)

L’ultimo insieme racchiude la responsabilità delle aziende rispetto alla propria governance. 

La governance è lo strumento ideale per identificare in maniera chiara l’identità aziendale composta da valori, mission e vision.

Rientrano in questa categorie le analisi sul pagamento dei dipendenti, il rispetto dei diritti degli azionisti, passando poi a parametri più tecnici come la remunerazione del comitato esecutivo e del consiglio di amministrazione.

Perché sono così importanti gli ESG al giorno d’oggi?

Gli ESG sono diventati di fondamentale importanza perché si inseriscono perfettamente all’interno di un altro settore emergente: quello della finanza etica.

Quando parliamo di questa tipologia di finanza facciamo riferimento a tutti gli investimenti influenzati da aspetti che vanno oltre il concetto di profitto: la salvaguardia ambientale, l’impatto sulla società, l’orientamento politico e religioso e molti altri criteri.

Per riassumere, la finanza etica si concentra nel dare risalto ai valori delle persone rispetto al rendimento economico.

Tre motivi del successo degli ESG

Sintetizzando, le ragioni,che hanno influenzato gli operatori finanziari a fare sempre più affidamento a questa tipologia di finanziamenti sono tre:

  • il primo fa riferimento al rapporto tra aziende e coronavirus. Le imprese, soprattutto dal punto di vista economico e sociale, hanno capito che l’integrazione dei criteri ESG migliora le proprie performance aziendali e dà loro un maggiore controllo sul portafoglio finanziario;
  • il secondo è legato al supporto che questa analisi conferisce ai report finanziari. Infatti, l’analisi “extra-finanziaria” permette non solo di avere prestazioni migliori, ma chiarisce la lettura dei valori e degli asset aziendale sotto il punto di vista della sostenibilità;
  • ultimo motivo è la crescente domanda di titoli di aziende che meglio rispondono ai criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale e che non considerano solamente parametri e criteri oggettivi.

Il rapporto tra ESG ed Economia Circolare

Abbiamo capito che gli ESG sono a stretto contatto con il tema della sostenibilità e per questo motivo sono considerati strumenti propedeutici alla transizione verso lEconomia Circolare

Il concetto è facile: più sono gli operatori che investono in aziende sostenibili e più queste avranno disponibilità per innovare i propri processi.

Gli ESG sono anche un incentivo alle aziende che vogliono ripensare alla gestione delle proprie risorse, integrando nelle proprie strategie i concetti di salvaguardia ambientale e sociale.

Alcuni degli obiettivi dell’Economia Circolare che, grazie all’avvento degli IR, hanno raggiunto una priorità elevata, sono:

Se vuoi approfondire le tue conoscenze riguardo l’Economia Circolare ti consiglio di tenere monitorata la pagina dedicata sul blog di Sfridoo: Cos’è l’Economia Circolare.

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Il primo Corporate Reporting dedicato agli ESG

Nel 2021, è stato presentato al World Economic Forum, grazie al supporto di Deloitte e Impact Management Project, il primo strumento universale per la misurazione degli impatti dei criteri ESG sul valore economico delle aziende.

L’obiettivo di questo paper, commenta Franco Amelio, Sustainability Leader di Deloitte è “riuscire a quantificare e comunicare gli effetti di questi fenomeni sulla generazione o sull’erosione di valore per le imprese”.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione nel campo del Corporate Reporting che aumenterà il processo di integrazione tra informativa finanziaria e non finanziaria.

Il futuro dei bilanci, per molti adetti ai lavori, verrà modificato da questo fenomeno che darà sempre più visibilità alle opportunità della sostenibilità e ai rischi del cambiamento climatico.

L’indicatore per calcolare il “PIL Green”

Collegato al concetto di reportistica e analisi  è stato creato un indicatore macro economico che si sostituisce al classico PIL (Prodotto Interno Lordo).

Il System of Environmental-Economic Accounting—Ecosystem Accounting (SEEA EA) è infatti il nuovo standard, elaborato dall’ONU, che verrà introdotto all’interno delle imprese per poter valutare il capitale naturale delle stesse. Rientreranno in questa valutazione tutti le stime dei costi e benefici derivanti da “servizi ecosistemici”.

Al momento l’indicatore del “PIL Green” è stato adottato solo dalle Nazioni Uniti e dalle sue agenzie. L’indicatore non ha carattere vincolante quindi ogni stato non sarà obbligato a cambiare il proprio sistema economico.

Possiamo inoltre affermare che l’introduzione dell’SEEA EA ha messo sullo stesso piano di importanza i livelli di benessere umano, economico e ambientale.

L’importanza della CSR negli investimenti ESG

Un collegamento che possiamo fare con il mondo della comunicazione d’impresa è quello tra gli investimenti ESG e la Corporate Social Responsibility (CSR o Responsabilità Sociale di Impresa). Negli ultimi anni si è affermato il concetto della responsabilità sociale legata al ruolo delle aziende come promotrici di un futuro sostenibile.

Infatti, l’implementazione della responsabilità sociale legata alle scelte strategiche aziendali, non contrasta l’obiettivo economico ma è propedeutico al benessere dell’impresa nel lungo periodo.

Puntare sulla CSR è anche utile per accrescere l’attenzione degli investitori ESG perché sono soggetti che prima di tutto fanno investimenti basandosi su scelte etiche, sociali ed ambientali.

Quindi, con l’avvento degli IR, nasce una duplice necessità: da un lato la valutazione delle diverse azioni legate alla Responsabilità Sociale d’Impresa e dall’altro la comunicazione di nuovi modelli di business.

Scopri Come fare economia circolare in azienda? 5 step da seguire(Si apre in una nuova scheda del browser)

Analisi tramite criteri ESG

Lo strumento tipico per analizzare gli ESG è lo screening, un insieme di criteri che consente di selezionare i titoli, da inserire nel portfolio finanziario, attraverso l’analisi del comportamento delle società emittenti. 

La selezione viene fatta tenendo in considerazione due diverse classi: criteri negativi (o di esclusione) e criteri positivi (o di inclusione).

I criteri negativi

Con il termine “criteri negativi” si individuano una o più condizioni sfavorevoli che comportano l’esclusione della società dal network di potenziali investitori.

Il principale limite (criterio) che viene preso in considerazione è il settore in cui opera l’impresa. Infatti, se l’azienda in questione produce o commercializza armi, distribuisce tabacco, lavora nel campo delle biotecnologie per usi alimentari o opera nel settore chimico / petrolifero, potrebbe essere considerata incompatibile dal punto di vista ambientale.

Per di più, risulta difficile definire in termini assoluti se l’impresa sia socialmente responsabile o no. In questi casi le aziende dovrebbero preoccuparsi di spostare le attività in mercati nei quali possano usufruire degli Investimenti Responsabili.

Altri criteri negativi legati allo screening sono:

  • Istanze di tipo morale, tipico delle aziende che abbiamo citato precedentemente;
  • Istanze di tipo sociale, come la violazione di norme di tutela dei diritti umani;
  • Istanze di tipo ambientale, come il forte inquinamento, la deforestazione, la gestione delle risorse energetiche e di quelle naturali.

I criteri positivi

Si applicano, invece, i criteri positivi quando la selezione dei titoli comprende aziende allineate sotto l’aspetto della responsabilità sociale e dell’implementazione di codici etici di comportamento e di corporate.

Fanno parte di questo gruppo le cosiddette “best in class”, ossia le aziende di un determinato settore che si contraddistinguono per l’ottima reputazione sociale ed ambientale. 

Per esempio, fanno parte di questa categoria molte aziende nel settore dell’energia perché è composto da aziende tradizionali che vorrebbero adottare una strategia green e startup innovative che nascono orientate all’utilizzo di energie rinnovabili.

Nel caso invece di titoli di stato, le strategie politiche vengono valutate per la valorizzazione del capitale umano (come diritti civili e democrazia), del capitale sociale (come sanità, istruzione) e del capitale naturale (come aree protette, biodiversità).

I principali rischi delle aziende ESG

Gli investimenti ESG sono uno strumento di successo e innovazione, ma come tutti i nuovi trend va incontro a diversi rischi

Di seguito sono indicati le tre principali cause che potrebbero rallentare l’espansione di questa categoria di investimenti.

Il rallentamento dell’Impact Investing

Gli operatori nel settore degli Investimenti Responsabili cercano soluzioni sostenibili nelle quali investire e hanno una bassa propensione nel cercare un profitto.

Tuttavia, molte persone, e anche aziende, nel mondo della finanza sono influenzate da preconcetti, come la speculazione e l’alto rendimento, che ne frenano la loro volontà di entrare nei settori ESG. 

Per questo, uno strumento come l’Impact Investing potrebbe essere molto utile perché permette alle aziende di adottare un approccio strategico che sposta gli obiettivi dalla sola generazione di valore economico e commistione tra utili d’impresa e principi etici della stessa.

Lo scetticismo verso gli IR

Un altro possibile elemento di scetticismo verso gli investimenti sostenibili è rappresentato dall’approccio chiamato ESG Integration. Questo approccio permette di integrare le valutazioni ESG all’interno di una vera e propria strategia di business.

Il problema è che spesso queste analisi fanno solo da contorno a una linea procedurale di stampo tradizionale, arricchendo il quadro di gestione del portfolio aziendale, ma senza creare una vera e propria linea indipendente sostenibile.

Questo accade perché i benefici dei criteri ESG non sono unanimemente certificati. Perciò molte aziende decidono di non adottare queste tecniche.

Il Transition Risk

Con il termine Transition Risk” si identifica la percentuale di rischio alla quale potrebbero essere sottoposte le attività aziendali durante la transizione verso gli ESG.

Difatti, l’azienda passa da un modello in cui consuma materia, energie e risorse, a un modello nel quale deve gestire le relazioni con questi fattori coerentemente con i proprio valori.

Tuttavia, il passaggio non è privo di rischi. Implica invece che le aziende alzino il livello delle loro performance, integrando nuovi obiettivi legati a tematiche sociali ed ambientali a quelli di business già messi in atto. 

Breve video, della Bank Of England, che spiega il rapporto tra aziende e ambiente

La parola d’ordine degli ESG è “innovazione”

Innovare vuol dire cambiare le regole del gioco. Il rapporto tra ESG e il fare impresa si basa proprio su questo concetto.

È necessario che le aziende rivedano il proprio rapporto con le risorse, indipendemente dal tipo di azienda e di business coinvolto.

Ad oggi gli strumenti per compiere il passo in avanti ci sono: pensiamo alla servitizzazione dei prodotti, alla simbiosi industriali e alle nuove tecniche di progettazione dei prodotti, tutti metodi adottati da azienda che ora hanno un successo incredibile.

Questi però non devono rimanere dei casi isolati, ma è necessario che la sostenibilità e tutti i temi annessi diventino una priorità per tutte le imprese.

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Fonti:

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