come fare economia circolare in azienda 5 step

Come fare economia circolare in azienda? 5 step da seguire

Economia circolare significa responsabilità sociale e ambientale ma non solo! Per le aziende adottare una strategia a medio lungo periodo, che integri gli aspetti della circolarità, significa praticare processi di saving e ottimizzazione dei processi, aspetti che rappresentano un importante vantaggio competitivo

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Aziende Pubblicato il 12 Giugno 2020

Indice

Come fare economia circolare in azienda

In questo periodo sono tante le imprese, gli imprenditori e i nuovi progetti d’impresa che si stanno avvicinando ai temi dell’economia circolare. Sui trend di Google la parola chiave ha avuto un incremento notevole, dovuto anche al lockdown appena trascorso. Un momento, quello del lockdown, in cui molti hanno voluto approfondire questi nuovi temi. A partire proprio dalla rivoluzione circolare che vedrà coinvolti nuovi e vecchi business, assieme a un nuovo modo di consumare prodotti e servizi.

Perché dovrei fare economia circolare in azienda?

I grandi cambiamenti che stiamo vivendo, dai rischi biologici a quelli climatici (ancor più gravi e silenziosi), devono indurre le aziende a pensare non solo alle situazioni contingenti ma adottare strategie di medio, lungo periodo all’insegna della resilienza e della sostenibilità.

I fondi di investimento su cui la finanza sta puntando in questo periodo sono proprio legati a quelle aziende che pongono come faro quello della sostenibilità. La lettera del CEO di BlackRock, il più importante fondo di investimenti internazionale, è uno degli esempi più importanti per questo cambio di paradigma.

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Vantaggio circolare

Ti basti pensare che grazie all’economia circolare si può parlare di “vantaggio circolare“, traducibile in risparmi economici, nuove partnership strategiche e nuovi servizi / prodotti che guardano a un mercato e ad un audience tutta nuova e sempre più attenta alle tematiche della sostenibilità (studio Nielsen).

Qualche numero sull’economia circolare

La Commissione Europea prevede 580.000 posti di lavoro, di cui solo in Italia 190.000, con dei risparmi annui di circa 72 miliardi di euro per le imprese europee e una crescita del PIL dell’1%.

Puntare sull’Economia Circolare significa stimolare la creatività delle PMI italiane in funzione della valorizzazione economica del riuso di materia. Un input strategico di grande rilevanza con il passaggio da una necessità ad una opportunità.

Ma, in sostanza, cosa dovrebbe fare un’azienda per essere circolare?

Non c’è una risposta definitiva alla domanda, come puoi intuire. L’economia circolare è un concetto molto alto, olistico. Coinvolge tutti gli aspetti strategici e operativi di un’azienda.

Fare economia circolare significa coinvolgere tutta l’azienda e non un solo comparto o una business unit. Aggiungo che tutte le risorse aziendali devono essere consapevoli rispetto a ciò che l’economia circolare può rappresentare nel cambiamento dei modelli di consumo ed erogazione di servizi e prodotti aziendali. Una visione unica agevola l’impresa al raggiungimento di risultati economici, ambientali e sociali, di grande impatto.

Le risposte che possiamo trovare sono riscontrabili nelle azioni che un’impresa può intraprendere per cominciare ad approcciare a questo cambiamento: un nuovo modello economico pratico, sostenibile e resiliente.

1. Forma i tuoi collaboratori

Fare economia circolare non è un’attività dove viene coinvolto un solo ambito o settore dell’impresa. Adottare un mindset circolare coinvolge tutti i reparti aziendali, a partire proprio da una visione strategica di medio e lungo periodo.

Come Sfridoo, quando andiamo a realizzare dei workshop in azienda – o con future startup – utilizziamo diversi strumenti che aiutano l’azienda a comprendere i processi di resilienza del proprio business e di prevedere anche i cambiamenti a cui dovrà guardare. Utilizziamo, ad esempio, lo strumento del Back Casting, da Back = a ritroso e To Cast = proiettare. Una metodologia disegnata per aiutare individui e gruppi di lavoro ad immaginare un futuro auspicabile a partire dalla visione elaborata, procedendo a ritroso fino al momento presente.

Avere come stella polare il modello circolare consente a tutti i dipendenti di poter affrontare un cambiamento epocale e di aver chiari i target che l’azienda si sta ponendo al fine di diventare sempre più sostenibile. Inoltre, sempre sul modello learning-by-doing (imparare facendo), si fanno emergere quelle che sono le problematiche e allo stesso tempo le soluzioni a problemi già individuati in alcuni reparti: dalla customer care, alla logistica, all’amministrazione, fino alla gestione dei residui di produzione.

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2. Istituisci un Bilancio di Sostenibilità

L’Unione europea nel Libro verde della Commissione (2001) definisce il Bilancio di Sostenibilità come: L’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”.

Mentre l’Italia ha fissato una definizione nazionale per questo impegno aziendale: “Il Bilancio Sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”.

Leggi anche Cos’è il Bilancio di Sostenibilità e quando è obbligatorio per le aziende?

Fissa target, strategie di riduzione dell’impatto ambientale e strategie d’impatto sociale. Questo strumento ti consentirà di comunicare sia esternamente agli stakeholder il tuo impegno e i tuoi obiettivi, oltre a puntare l’attenzione di tutte le risorse aziendale allo scopo. Lo scopo dell’azienda.

Parliamo appunto di purpose nelle aziende perché la sostenibilità ci chiede quale sia lo scopo dell’attività aziendale. Queste attività hanno ricadute sia sul territorio sia sulla società circostante. Dunque è importante sottolineare quale sia la visione dell’azienda e comunicarla in maniera adeguata.

3. Riprogetta prodotti e servizi in ottica “Eco”

L’economia circolare non solo guarda alle strategie e al modello di business, ma anche ai materiali impiegati per l’erogazione di un servizio o la vendita di un prodotto. Difatti, per evitare sprechi, una fase molto importante del ciclo di vita di un prodotto è proprio la progettazione.

La progettazione in ottica Ecodesign deve tener presente proprio del ciclo di vita degli oggetti: dall’approvvigionamento e impiego delle materie prime, che devono essere riutilizzabili, biodegradabili, riciclabili e non tossiche, alla loro lavorazione nel processo produttivo e alla distribuzione, che devono rispettare la direttiva dell’UE sull’ecodesign (Direttiva 2009/125/CE), in termini di efficienza energetica (ridotto consumo energetico nella fasi produttive) e di ridotto impatto ambientale.

Strumenti utili all’Ecodesign

Nella fase di progettazione tornano utili strumenti tecnici e riconosciuti a livello internazionale come l’LCA, il Social LCA, l’LCC e la Cradle to Cradle. Sono veri e propri approcci alla progettazione di sistemi complessi.

E’ grazie ad un LCA – Life Cycle Assessment (analisi del ciclo di vita di un prodotto) che riusciamo ad individuare come e dove migliorare le performance ambientali di un prodotto o servizio. Ci tengo a sottolineare che le “performance ambientali” implicano impatti positivi sui costi di gestione ed approvvigionamento, oltre alle conseguenti marginalità sul servizio o prodotto erogato. Migliorare il modello di business e le performance di un prodotto vanno a vantaggio dell’ambiente ma anche della competitività e della resilienza delle aziende.

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4. Supporta iniziative di Simbiosi Industriale

Da un rifiuto a una risorsa. Da un problema a un’opportunità. Il modello della simbiosi industriale prevede proprio la messa in condivisione, all’interno dei distretti, di materie (intese come scarti di produzione), energia e conoscenze.

Un modello che, nell’ottica proprio distrettuale, dovrebbe nascere naturalmente come necessità per evitare sprechi. Purtroppo questo modello vien spesso ignorato causa delle complesse dinamiche aziendali sui processi di produzione e approvigionamento: è per questo che spesso vengono inserite figure che facilitano questo dialogo.

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Considerare nuovamente i distretti industriali e un nuovo rapporto tra aziende che producono oggetti ed erogano servizi, è la chiave per fare davvero economia circolare.

Hai degli scarti che possono essere utili per altre aziende sul territorio locale o nazionale? E’ un ottimo modo per realizzare processi di saving aziendale e tramutare uno scarto in una risorsa per altre realtà che potrebbero prendere quel residuo come nuova materia prima.

Ti suggerisco di non tralasciare gli aspetti legati alla normativa ambientale, prima ancora di addentrarti nel cercare un possibile partner commerciale.

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5. Sii coerente anche sui device e cespiti aziendali

Per un’azienda di servizi non è sempre immediato comprendere come fare economia circolare. Spesso, non sapendo da dove cominciare, queste imprese si concentrano sulla digitalizzazione dei documenti. E’ certamente un passo importante quello della smaterializzazione della documentazione cartacea per far sì di evitare sprechi di materia. Ma non dobbiamo dimenticare che il mondo digitale viene fruito attraverso quello stesso dispositivo da cui, molto probabilmente, stai leggendo questo articolo. Quindi pc, tablet, smartphone, …

Il settore dei RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche – registrerà nei prossimi quattro anni un aumento in termini assoluti di circa il 10% secondo lo studio della Fondazione Ellen MacArthur. In Europa vengono prodotte ogni anno circa 50 milioni di tonnellate di RAEE, ma solo circa il 20% viene smaltito in modo appropriato. In Italia, racconta il rapporto 2018 del Centro di Coordinamento RAEE, vengono prodotti circa 310.000 tonnellate con un incremento annuo medio del 6% con una distribuzione nel Nord Italia per circa 171 mila tonnellate, Centro Italia per 66 mila e Sud e isole per le restanti 65 mila tonnellate.

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Non buttare quel vecchio computer…

Quindi come fare economia circolare in azienda anche per questo settore? Molto spesso le imprese si trovano a dover cambiare i propri device per aggiornare la tecnologia e i software che utilizzano. Questi dispositivi, che probabilmente hanno un utilizzo tra i 3 e i 5 anni, vengono generalmente smaltiti o mandati a riciclo. Attenzione però: questi oggetti possono ancora trovare un mercato dove poter essere ancora utilizzati!

Infatti il mercato dei ricondizionati è ideale non solo per offrire la possibilità a quell’oggetto di essere utilizzato per tutta la sua via utile, ma anche per evitare gravosi costi di smaltimento per l’azienda. Questi oggetti, per seguire la strada del remarketing, devono perciò essere correttamente immagazzinati, inventariati e testati, oltre a provvedere alla cancellazione dei dati sensibili aziendali e controllare quali sono i corretti partner che ritirano quello specifico prodotto.

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Ma non buttare via nemmeno quella sedia!

Fare economia circolare in azienda significa anche coerenza in ogni aspetto: anche su invenduto, cespiti, oggetti e asset aziendali. Anche in questo caso, il poter mettere a sistema tutti quelli che possono essere gli oggetti di proprietà di un’azienda, si dimostra un modo per evitare costi di smaltimento e impatti ambientali.

Un sistema basato sulla condivisione interna all’azienda per riutilizzare sedie, tavoli, cucine mobili, manichini, separè, etc… è un ottimo modo per responsabilizzare tutti gli utenti ed evitare anche nuovi acquisti, all’insegna del mantenimento di oggetti ancora utili. Proprio per questo, negli ultimi mesi si sente già parlare di Asset Management o Surplus Management anche nel nostro Paese.

Riutilizza questi oggetti internamente alla tua organizzazione e sfrutta le piattaforme e strumenti digitali per evitare di smaltire oggetti che possono essere ancora utili alle sedi aziendali sparse sul territorio regionale o provinciale. Con Sfridoo abbiamo studiato una soluzione per la condivisione interna dei cespiti e asset aziendali: Sfridoo Surplus Management Marketplace. Una piattaforma aziendale – privata whitelabel – in cui possono partecipare tutte le risorse per la condivisione di oggetti ancora utili all’impresa.

Conclusioni

Questi, come avrai capito, sono solo i primi passi operativi per avvicinarsi all’economia circolare. E’ un modo di pensare e fare impresa innovativo e attuale.
Abbiamo visto assieme perché farlo e perché ora. Adesso tocca a te, cogli al volo questa opportunità e direziona tutta la tua impresa verso questo grande cambio di paradigma. Buona economia circolare!

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Crediti

THE EVOLUTION OF THE SUSTAINABILITY MINDSET – consultato a giugno 2020

Le opportunità di migliorare l’effi cienza nell’impiego delle risorse per il mondo delle imprese The opportunities to business of improving resource efficiency – consultato a giugno 2020

Economia Circolare Confindustria – consultato a giugno 2020

E-Waste: The circular economy’s achilles heel – Edie – consultato a giugno 2020

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