Economia Circolare

Sottoprodotti, soluzioni a vantaggio delle imprese

Gli aggiornamenti del DM 264/2016 regolano la gestione dei sottoprodotti da parte delle imprese. Nel momento in cui vengono avviate le operazioni di recupero, i sottoprodotti possono essere gestiti come beni e non come rifiuti

giovanna de filippo sfridoo

Giovanna De Filippo

Copywriter

Premessa

Tutto ciò che non è stato utilizzato e quindi destinato al conferimento in discarica appartiene alla categoria di “rifiuti”. Tuttavia, a livello giuridico, non tutti i residui di produzione sono definiti tali, bensì sono stati catalogati rispettivamente in “sottoprodotti”, ovvero residui originati da un processo di produzione il cui scopo primario non è la loro produzione e che costituiscono la denominazione di “non rifiuti” fin dalla loro realizzazione; e in “residui di produzione”, definiti così perché perdono la denominazione di “rifiuto” nel momento in cui vengono avviate le operazioni di recupero.

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Normativa giuridica per le imprese

Con il D.M. 264/2016 si apportano nuovi aggiornamenti che regolano la gestione dei sottoprodotti da parte di imprese.

Se soddisfano le condizioni previste dall’art. 184-bi del D.L.vo 152/2006, i sottoprodotti possono essere gestiti come beni e non come rifiuti. I vantaggi sono diversi, tra cui il fatto che le imprese che utilizzano i sottoprodotti non necessitano di autorizzazioni, apportando così un notevole risparmio di costi.

Ciò può avvenire quando la sostanza o l’oggetto osserva quattro condizioni:

  • è originata da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  • sarà utilizzata, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  • può essere utilizzata direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  • soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Nel caso mancasse anche una sola delle condizioni sopra elencate, lo scarto di produzione deve essere assoggettato alla disciplina dei rifiuti, pena il rischio di pesanti sanzioni, amministrative e penali.

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Conclusioni

Nel corso di questi ultimi anni, però, i vari aggiornamenti della medesima legge, in relazione a quelli che sono i princìpi dell’economia circolare è entrata in vigore il Decreto Ministeriale n. 264/2016, utile agli operatori per comprendere come dimostrare il rispetto delle suddette condizioni, assicurando così una maggiore uniformità delle possibili interpretazioni. I rifiuti assimilabili sono individuati con un duplice criterio: devono essere stati prodotti da una serie di attività economiche e devono essere identificati con uno dei codici dell’elenco europeo dei rifiuti.

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Giovanna De Filippo

Copywriter

Appassionata e curiosa della scrittura e della comunicazione applicate al mondo del web, sin dai tempi dell’università ho avuto varie esperienze professionali, prima collaborando con estense. com, redazione giornalistica on-line con sede a Ferrara e più di recente entrando nel team di Social News, altro giornale on-line che si occupa di informazione sociale, collaborandovi per un anno. Ante e post-laurea magistrale mi sono affacciata al mondo degli eventi, attraverso un tirocinio presso l’Ufficio Iniziative editoriali de il Resto del Carlino, dove mi sono occupata della realizzazione di eventi medici ed economici sul piano operativo: dalla realizzazione ed invio degli inviti – dopo la scelta dei target di riferimento -, brochure e cartelle stampa, alla correzione dei comunicati, dalla selezione della location, all’accoglienza relatori/invitati e monitoraggio complessivo dell’incontro.