Immagine di un distretto industriale in funzione

La Simbiosi Industriale spiegata in maniera semplice

Scopri il significato della Simbiosi Industriale, i suoi principi e obiettivi, i modelli più diffusi e il ruolo di Sfridoo

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Economia Circolare Pubblicato il 29 Luglio 2022

Definizione di Simbiosi Industriale

Possiamo vedere la Simbiosi Industriale (SI) come uno scambio di risorse, conoscenze e/o servizi che si verifica tra industrie normalmente non correlate tra di loro. 

Tramite l’instaurazione di un rapporto simbiotico le aziende riescono a ottenere benefici e vantaggi collettivi che da sole non sarebbero mai state capaci di realizzare. 

In questo rapporto, tipicamente, rifiuti e scarti generati da un soggetto sono convertiti in risorse per un altro.

Due principi alla base della Simbiosi Industriale

In tal modo, i materiali che un tempo venivano gettati via possono invece essere reimpiegati e valorizzati all’interno del sistema industriale. 

Questo principio, detto “metabolismo industriale“, tenta di emulare ciò che in realtà avviene sin dalla notte dei tempi in natura, dove “tutto è utilizzato e nulla viene mai sprecato”. 

Le aziende che adottano un rapporto di SI uniscono le proprie forze per ottenere un vantaggio competitivo sul mercato, scambiandosi per esempio acqua, energia, materiali, prodotti, o ancora servizi e logistiche.

In altre parole, la simbiosi è una vera e propria sinergia benefica per tutti i soggetti coinvolti in cui vale il cosiddetto approccio win-win.

 

Gli obiettivi della Simbiosi Industriale

Gli obiettivi ultimi della simbiosi industriale possono essere riassunti in: 

  • Promuovere la valorizzazione di risorse e materiali così da eliminare il concetto di rifiuto (dall’inglese “design out waste”).
  • Ridurre lo smaltimento e il conferimento in discarica dei rifiuti.
  • Migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse naturali per diminuire la dipendenza della produzione da materie prime vergini.
  • Diminuire l’impatto ambientale dei processi manifatturieri integrando sempre più i principi della sostenibilità.

Con un focus del genere, non a caso la SI è ormai ampiamente riconosciuta dalla comunità internazionale in quanto elemento strategico per supportare la transizione delle industrie verso un’Economia Circolare, attenta alle tematiche ambientali (fonte: EU Commission – Expert Interviews).

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Come appare la simbiosi nel concreto

A oggi gli esempi più conosciuti di SI sono quelli rappresentati dai Parchi Eco-industriali (o Eco-parchi) e dai Distretti di Simbiosi Industriale (di cui il più famoso è quello di Kalundborg).

Queste sono aree geografiche abbastanza circoscritte e delimitate in cui le aziende locali collaborano scambiandosi materiali, energia, acqua e/o sottoprodotti.

Tuttavia, questi casi sono alquanto isolati e difficili da replicare.

Richiedono infatti che si verifichino tutta una serie di condizioni favorevoli affinché si possa instaurare la simbiosi, come ad esempio:

  • l’intenzione da parte delle aziende a collaborare;
  • le possibilità sinergiche (in termini di flussi energetici e di materiali);
  • la vicinanza geografica.

Sviluppo “bottom-up” e “top-down”

I modelli organizzativi di simbiosi sopra descritti possono:

  • emergere spontaneamente dalla volontà e impegno delle aziende interessate (approccio bottom-up);
  • essere pianificati sin dall’origine all’interno della programmazione urbanistica e/o settoriale (approccio top-down). 

In questi modelli gli accordi stipulati tra i partecipanti tendono a essere vincolati e, in entrambe le situazioni, la prossimità geografica è spesso fondamentale perché si possano ottenere dei benefici reali

Quando, invece, le aziende che hanno intenzione di realizzare una simbiosi sono distanti tra loro e maggiormente distribuite sul territorio, si può creare un altro tipo di modello simbiotico: le Reti di Simbiosi Industriale.

Un tipo di organizzazione che adotta un modello batch, ovvero un sistema di sviluppo con alte capacità di adattamento alle esigenze delle aziende, diverso dal modello continuo, più caratteristico di Eco-parchi e Distretti Industriali.

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Cosa son le Reti di Simbiosi Industriale

Altra tipologia sono le Reti di Simbiosi Industriale, un modello su cui Sfridoo concentra la maggior parte delle sue attività facendo incontrare domanda e offerta di risorse tra aziende diverse.

In assenza di questo ruolo, molte industrie non troverebbero occasione di dialogo perché specializzate (giustamente) ognuna nel proprio settore di competenza.

Le Reti presentano degli accordi meno vincolanti e più flessibili rispetto ai modelli precedenti, consentendo ai soggetti che vi partecipano di adattarsi a dinamiche di mercato e alle proprie necessità.

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Perché nascono le Reti di Simbiosi Industriale?

In molti casi i rapporti di simbiosi tra industrie nascono come soluzione a problemi, quali:

  • lo smaltimento dei residui di produzione (sempre maggiori);
  • la difficoltà nel reperire le materie prime (per via del costo o della disponibilità, per esempio). 

Chi opera nel settore industriale sa bene che, almeno nel contesto italiano, il comparto manifatturiero è rappresentato da piccole e medie imprese (PMI) diffuse su tutto il territorio. 

Di conseguenza, individuare un “distretto” geografico di riferimento per una categoria di attività (ad esempio il distretto delle raffinerie, o delle fonderie, etc) non è sempre fattibile.

Per il contesto nazionale italiano diventa quindi più efficace concentrarsi sul ruolo delle Reti di Simbiosi Industriale intese come scambi virtuosi di risorse o servizi, e sul loro sviluppo e implementazione.

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La situazione attuale

La realtà è che, a oggi, ancora non abbiamo un modello di Simbiosi Industriale universale da seguire.

Sempre più università e industrie cominciano a unire le forze in progetti di ricerca applicata per promuovere la creazione dei cosiddetti “match”.

Dove per “match” si intende l’incontro tra domanda e offerta che rappresenta il punto di partenza per le Reti di Simbiosi.

Nonostante questo, ancora si procede caso per caso, ricercando le soluzioni migliori a contesti specifici (dall’inglese “best-practice”).

Dopotutto, far coincidere rispetto per l’ambiente, sostenibilità economica, bisogni aziendali e rispetto delle normative, è un lavoro molto complesso che necessità di numerose competenze, risorse e un supporto costante.

Elementi che singole aziende non possono avere, ma che un network ben strutturato, aperto al cambiamento e all’innovazione (come negli ecosistemi), può sviluppare.

 

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