cos'è un sottoprodotto

Cos’è un sottoprodotto e cosa prevede la normativa ambientale

I sottoprodotti sono quei residui che non rientrano nella gestione dei rifiuti aziendali, difatti possono essere impiegati come materia prima in una filiera produttiva anche diversa da quella da cui il sottoprodotto è stato originato

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Rifiuti Pubblicato il 30 Luglio 2020

Indice

 

Definizione del sottoprodotto: cos’è e come riconoscerlo

Il processo produttivo di un’azienda origina scarti che possono avere una duplice finalità:

  • possono essere rifiuti, quindi essere smaltiti;
  • possono essere qualificati come sottoprodotto.

I sottoprodotti sono scarti usati come materie prime secondarie per dare vita a un prodotto diverso da quello per cui il sottoprodotto è stato originato, di conseguenza non rientrano nella gestione dei rifiuti aziendali. I sottoprodotti avranno una nuova vita attraverso il reimpiego in un’altra filiera produttiva, anche diversa da quella per cui sono stati generati, e sono normati dal Testo Unico Ambientale all’art. 184-bis.

4 punti per definire un sottoprodotto

L’art. 184-bis del D.Lgs. 152/06 definisce le condizioni per cui un residuo si può considerare un sottoprodotto:

E’ un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a), la sostanza o l’oggetto, che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

  1. è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  2. è certo che sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  3. può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanze o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.”

Affinché una sostanza od oggetto siano considerato sottoprodotti e non rifiuti, è necessaria la sussistenza contemporanea delle quattro condizioni elencate nel D.Lsg. 152/06. In mancanza di anche una sola delle condizioni di cui sopra, il residuo deve essere considerato un rifiuto e come tale gestito.

Quanto disposto al comma 1 è immediatamente applicativo, nel senso che non necessita di ulteriori specificazioni, anche se è prevista la possibilità di emanare decreti specifici (ed eventuali) come dal testo del secondo comma, che recita:

“Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All’adozione di tali criteri si provvede con uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria”.

Onore della prova

Si specifica infine che, essendo la nozione di sottoprodotto una normativa in deroga alla disciplina del rifiuto, tutte le condizioni fondamentali del comma 1 dovranno essere provate dal produttore che decide di qualificare il residuo come sottoprodotto anziché rifiuto. La norma generale, non indicando una strada preferita per la dimostrazione delle quattro condizioni, in ragione del comma 2, è stata affiancata dal DM 264/16 (e successiva circolare esplicativa) che suggerisce le modalità per costruire tali prove. La scheda sottoprodotto ed il contratto sottoprodotto sono i migliori strumenti tecnici per aiutare l’azienda a qualificare correttamente i propri sottoprodotti.

Quali altre norme regolano i sottoprodotti

I sottoprodotti sono quegli scarti di produzione che possono essere gestiti come beni e non come rifiuti, se soddisfano tutte le condizioni previste dalla legge (art. 184-bis del D.L.vo 152/2006), con grandi vantaggi economici e gestionali. Pertanto è da segnalare con grande interesse l’entrata in vigore (2 marzo 2017) del Decreto Ministeriale n. 264/2016 “Criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”, previsto dal comma 2 dell’art. 184-bis del D.l.vo 152/2006 e della pubblicazione della circolare del MATTM del 30 maggio 2017 prot.n. 7619 “Circolare esplicativa per l’applicazione del decreto ministeriale 13 ottobre 2016, n. 264”.

Contenuti del DM 264/16

Il contenuto del DM, oltre ad essere una buona guida per i produttori, costituisce lo strumento di base su cui condurre le verifiche di accertamento da parte degli organi preposti. Si tratta di uno strumento non vincolante, ma sicuramente utile alle aziende per dimostrare il rispetto delle quattro condizioni fondamentali per la qualifica di un residuo come sottoprodotto.

Il Regolamento n. 264 del 2016 non innova in alcun modo la disciplina sostanziale generale del settore. Se un residuo andrà considerato sottoprodotto o meno dipenderà, dunque, esclusivamente dalla sussistenza delle condizioni di legge sopra richiamate. Allo stesso modo, il Decreto non contiene né un “elenco” di materiali senz’altro qualificabili alla stregua di sottoprodotti, né un elenco di trattamenti ammessi sui medesimi in quanto senz’altro costituenti “normale pratica industriale”, dovendo comunque essere rimessa la valutazione del rispetto dei criteri indicati ad una analisi caso per caso, come anche precisato nell’articolo 1, comma 2 del Regolamento, ai sensi del quale «i requisiti e le condizioni richiesti per escludere un residuo di produzione dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti sono valutati ed accertati alla luce del complesso delle circostanze».

Viceversa, il Decreto è stato pensato dall’Amministrazione, in attuazione dell’art. 184-bis, comma 2, come strumento a disposizione di tutti i soggetti interessati (operatori, altre Amministrazioni, organi di controllo, etc.) per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa vigente per la qualifica di un residuo di produzione come sottoprodotto anziché come rifiuto. La sua finalità non è, dunque, quella di irrigidire la normativa sostanziale del settore, quanto, piuttosto, quella di consentire una più sicura applicazione di quella vigente.

Il DM fa comunque salve le disposizioni speciali adottate per la  gestione di specifiche tipologie di residui, tra cui terre e rocce da scavo o sottoprodotti di origine animale.

Contenuti della circolare interpretativa del MATTM prot.n. 7619

L’obiettivo della Circolare del MATTM del 30 maggio 2017 è di fornire alcuni chiarimenti, in modo da consentire una uniforme applicazione ed una univoca lettura del Decreto Ministeriale n. 264/2016 “Criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”. In ragione dell’oggettiva complessità della disciplina concernente l’utilizzazione dei sottoprodotti, e l’assenza di prassi interpretative lungamente consolidate, per una migliore applicazione del DM, il Ministero ha ritenuto utile fornire alcuni chiarimenti interpretativi, accompagnando inoltre la circolare con un Allegato tecnico-giuridico.

La circolare definisce alcune modalità con le quali il detentore può dimostrare che sono soddisfatte le condizioni generali di cui all’art. 184-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152», predisponendo alcune modalità con cui provare la sussistenza delle circostanze di cui al comma 1 (quattro condizioni del sottoprodotto). La circolare specifica inoltre che è fatta salva la possibilità di dimostrare, con ogni mezzo e modalità, che una sostanza o un oggetto derivante da un ciclo di produzione non è un rifiuto, ma un sottoprodotto. Si precisa inoltre che le modalità di prova indicate dal DM 264/16 non vanno in alcun modo intese come esclusive. È lasciata all’operatore la possibilità di scegliere mezzi di prova individuati in autonomia e diversi da quelli disciplinati dal DM stesso.

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8 esempi di sottoprodotto

Noccioli di albicocca.

Tipologia: Agroalimentare

I gusci o i noccioli interi sono utilizzabili come biomasse combustibili ed in impianti per la produzione di biogas. Le armelline sono idonee per il consumo umano e l’uso nell’industria cosmetica e farmaceutica.

Noccioli di pesca.  

Tipologia: Agroalimentare. 

I gusci o i noccioli interi sono utilizzabili come biomasse combustibili ed in impianti per la produzione di biogas. Le armelline sono idonee per il consumo umano e l’uso nell’industria cosmetica e farmaceutica.

Sale derivante dalla salatura delle carni

Tipologia: Agroalimentare. 

Sale solido derivante dalla salatura delle carni. 

Liquor nero

Tipologia: Industriale. 

Il liquor nero si ottiene come residuo della fase di lisciviazione del legno nel processo industriale di produzione della pasta di legno chemimeccanica. Il processo di lisciviazione infatti genera, oltre alle fibre libere, il liquor nero, un residuo liquido stabile contenente sostanze del legno disciolte (lignina, cellulosa, emicellulosa, ecc.), fortemente concentrato in sostanze organiche. La continuità ed uniformità del processo produttivo ne garantisce la continua disponibilità e l’omogeneità qualitativa nel tempo. 

Residui verdi del mais dolce

Tipologia: Agroalimentare. 

Residui verdi consistenti in tutoli, foglie, brattee e stocchi derivanti dalla lavorazione del mais dolce.

Polveri e impasti da ceramica cruda.

Tipologia: Produzioni piastrelle e lastre in ceramica

Polveri e impasti da ceramica cruda: polveri, impasti e residui provenienti dal processo di depolverazione o dal processo produttivo (ad es. pressatura e/o estrusione) a monte del trattamento termico. Le polveri e gli impasti del residuo ceramico crudo vengono raccolte a lato della linea di produzione e giornalmente trasferite all’interno di container scarrabili o big-bag protetti dagli agenti atmosferici posizionati all’interno del perimetro produttivo. Raggiunto il carico ottimale per il trasporto le polveri e gli impasti da ceramica cruda vengono avviate al processo di macinazione ad umido per la formulazione di impasto atomizzato per l’industria ceramica. 

Deiezioni avicole.

Tipologia: Zootecnia.

Deiezioni avicole con o senza lettiera costituite da escrementi e/o urina provenienti da pollame. La lettiera, quando presente, è costituita da materiale naturale ovvero da paglia, lolla, truciolo, segatura, cocco o torba. Le deiezioni avicole sono prodotte dall’attività di allevamento e più precisamente dalla stabulazione del pollame da carne ovvero destinato alla produzione di uova. 

Residui della lavorazione di materie plastiche

Tipologia: Industria delle plastiche. 

I residui di lavorazione delle materie plastiche costituiti da rifili di taglio delle attività di tranciatura del prodotto finito o rifilatura del semilavorato che non rispecchiano le specifiche di vendita. Tali residui possono essere stoccati in appositi contenitori e conferiti a terzi ovvero inviati alla macinazione diretta in linea. Gli sfridi vengono normalmente stoccati all’interno di locali protetti dagli agenti atmosferici oppure vengono depositati all’esterno solo se opportunamente protetti dal rischio di contaminazione o esposizione diretta alla luce solare.

Rifiuto vs Sottoprodotto

L’ordinamento nazionale disciplina i residui di produzione attraverso la serie di norme relative alla gestione dei rifiuti, ovvero il Dlgs 152 del 2006 e s.m.i.. La norma definisce rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi”. Il concetto del “disfarsi” costituisce la condizione necessaria e sufficiente perché un oggetto, un bene o un materiale sia classificato come rifiuto e, successivamente, codificato sulla base del vigente elenco europeo dei rifiuti (CER).

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Sottoprodotti, “Mps” & “End of waste”

Ogni oggetto, bene o materiale involontariamente prodotto o che non è più capace di assolvere al proprio scopo o ancora rappresenta di per sé uno scarto (di produzione) è da intendersi come un residuo. Non tutti i residui di produzione devono essere (o rimangono) qualificati come rifiuti: alcuni di essi infatti non acquistano mai la natura di rifiuto, altri invece la perdono all’esito di un’attività di recupero. 

In particolare, fermo restando che grava sul produttore l’onere della dimostrazione, non sono classificati come rifiuti o hanno cessato la qualifica di rifiuto (Dlgs 152/2006):

  1. i sottoprodotti, ossia i residui originati da un processo di produzione il cui scopo primario non è la loro produzione, che possono essere legalmente utilizzati in un processo produttivo (terzo o lo stesso di origine), in assenza di trattamenti assimilabili alla gestione dei rifiuti, e senza arrecare danni all’ambiente o alla salute umana.e rispondenti alle ulteriori particolari caratteristiche previste dalla vigente normativa.
  2. i residui trasformati materie prime secondarie (cd. Mps) o materiali End of Waste, ossia i residui  che hanno perso la loro qualifica di “rifiuti” dopo specifiche operazioni di recupero. Le regole sul recupero dei residui sono attualmente oggetto di un’evoluzione giuridica che si sposta dalla storica disciplina relativa alla produzione delle “materie prime secondarie” alla nuova logica di matrice comunitaria dell’End of Waste (ossia della “cessazione della qualifica di rifiuto”).

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Conclusioni 

Possiamo affermare che:

  1. il concetto di scarto non è definito dalla normativa ambientale, si parla di residui;
  2. sono residui di produzione rifiuti e sottoprodotti;
  3. da nessun processo di produzione residuano materie prime secondarie, semmai sottoprodotti (se non sono rifiuti);
  4. le materie prime seconde ed i materiali EoW (ex rifiuti per effetto della cessazione della qualifica di rifiuto, c.d. End of Waste) sono ottenuti esclusivamente mediante processi di recupero presso impianti di gestione rifiuti autorizzati.

 

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