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Le terre e rocce da scavo sono sottoprodotti. C’è la legge

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Economia Circolare Pubblicato il 18 Gennaio 2018

Il Decreto Legislativo 152/2006, art. 184-bis sancisce che i sottoprodotti possano essere classificati come beni e non come rifiuti, provvedimento modificato con il Decreto Ministeriale n. 264 del 2016 che dovrebbe facilitare le pratiche di utilizzo da parte delle aziende che hanno a che fare con questi specifici scarti di produzione.

Con il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si afferma che le terre e rocce da scavo sono sottoprodotti.

La legge vigente sancisce che le terre e rocce da scavo sono sottoprodotti ma devono rispondere a requisiti specifici. E ciò ha complicato le attività

Per questa categoria è stato indetto – per mano del Presidente della Repubblica – un ulteriore provvedimento, il Decreto per la gestione semplificata delle terre e rocce da scavo, intitolato DPR 13 giugno 2016, le cui disposizioni sono in vigore dal 22 agosto del medesimo anno.

Il DPR n. 120 del 13 giugno 2017 contiene alcune novità volte proprio a semplificare la questione che le terre e rocce da scavo sono sottoprodotti utilizzate dalle imprese, tra cui i tempi certi di risposta per le analisi delle amministrazioni; le deregolamentazioni per il trasporto dei materiali; gli aggiustamenti per gli inerti; i chiarimenti sulle definizioni e sulla regolamentazione dei depositi intermedi dei materiali e delle procedure per le aree sottoposte a bonifica. Oltre che le modalità di riutilizzo delle terre e rocce da scavo per quanto riguarda i piccoli e i grandi cantieri.

Dunque, secondo la normativa, le terre e rocce da scavo sono sottoprodotti e quelle procurate nei cantieri di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e in cantieri di grandi dimensioni sottoposti a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), non sono reputate come rifiuti.

Per essere classificate come sottoprodotti, le terre e rocce da scavo devono rispondere a determinati requisiti: Innanzitutto sono generate durante la realizzazione di un’opera; il loro utilizzo avviene nel corso dell’esecuzione dell’opera stessa o di una diversa, per recuperi o ripristini ambientali, oppure in processi produttivi in sostituzione di materiali di cava; le terre e roce da scavo sono sottoprodotti solo se risultano idonee all’utilizzo, senza cioè aver subìto alcun trattamento; e per ultimo – ma non per importanza – ddevono soddisfare i requisiti di qualità ambientale espressamente previsti dal regolamento.

Tuttavia il DPR 120/2017, nato per semplificare, ha invece complicato le attività da compiere, dato che serve sempre la caratterizzazione e il campionamento del terreno: per un progetto sottoposto a VIA, l’operatore deve predisporre un piano preliminare di utilizzo che integra lo studio di impatto ambientale da trasmettere prima dell’inizio dei lavori e che dovrà contenere i volumi da scavare e riutilizzare, la collocazione e durata dei depositi, e la collocazione delle terre e rocce da scavo.

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