5 buoni motivi per capire il sottoprodotto

5 buoni motivi per capire cos'è un Sottoprodotto

Il sottoprodotto segna un passaggio epocale nel cambio di paradigma all'economia circolare. La sua definizione è comunitaria e i suoi vantaggi sono sia economici sia ambientali, ma quali sono esattamente? E perché un'azienda dovrebbe essere informata su questa opportunità?

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Rifiuti Pubblicato il 11 Maggio 2019

Spesso il termine sottoprodotto rimane un vero e proprio mistero per le aziende. Una chimera normativa che molte imprese, pur di rimanere all’oscuro di tutta la normativa ambientale e della gestione dei rifiuti/prodotti a fine vita, evitano. Capita spesso di confrontarsi con realtà strutturate che avrebbero le opportunità normative e tutti i vantaggi economici ed ambientali per affrontare questo passaggio di gestione, eppure non si riesce ad arrivare a una risposta positiva nel procedere per questa strada virtuosa. Tutto ciò perché? Scopriamolo assieme in questa breve guida dedicata proprio a te che vuoi capire quali sono, a mio avviso, le 5 caratteristiche che rendono il Sottoprodotto una soluzione percorribile.

Rifiuto vs Sottoprodotto

Partiamo dall’inizio. Dalla differenza tra un rifiuto e un sottoprodotto. Dunque partiamo dalla normativa italiana, che recepisce le direttive e i regolamenti europei per il settore ambientale. Facciamo riferimento all’articolo che definisce cos’è un rifiuto, il 183 del Testo Unico ambientale (D.Lgs. 156/2006) dunque “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”.

Appare perciò chiaro che l’atto volontario o obbligatorio del volersi disfare di un prodotto, porta inesorabilmente quell’oggetto nel mondo della gestione dei rifiuti. Cosa comporta tutto ciò? Il mondo dei rifiuti segue precise istanze, autorizzazioni su trasporto e aziende di trattamento rifiuto e documenti amministrativi burocratici che devono seguire il flusso del rifiuto fino al destinatario finale, sia esso un impianto di recupero, di smaltimento, di incenerimento o di termovalorizzazione. Fino al 2018 il sistema della tracciabilità dei rifiuti su suolo italiano prendeva il nome di SISTRI. Recentemente abolito dall’insediamento del Ministro Costa, troverà nuova vita nella digitalizzazione degli adempimenti (come è già successo per la fatturazione elettronica) come Formulari, Registri Carico/Scarico e MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale).

Cos’è un Sottoprodotto

Ora però veniamo al sottoprodotto. Prendiamo in esame l’art. 184bis che ne definisce l’ambito e i criteri di determinazione. “E’ un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a), la sostanza o l’oggetto, che soddisfa tutte le seguenti condizioni:

  1. la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  2. è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  3. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanze o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Senza voler in quest articolo approfondire le questioni normative sul sottoprodotto veniamo perciò a capire quali sono i 5 buoni motivi per cui un responsabile della sicurezza sia esso un HSE, un RSPP o, nel campo delle esternalità, un CSR, dovrebbero verificare la possibilità di ottimizzare la gestione degli scarti aziendali, attraverso la strada del sottoprodotto.

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1. Il sottoprodotto è un prodotto

Sembra un brutto gioco di parole. Eppure la gestione di sottoprodotto che, ricordiamolo, non deve costituire lo scopo primario della produzione di un’azienda, è ciò che “sta appena sotto al prodotto” o, analizzando il lemma inglese “by-product”, ciò che viene “creato” o che “deriva” dal prodotto, è pari a quella di un prodotto.

Trattato alla pari di un prodotto, il sotto-prodotto non entra mai nella gestione dei rifiuti aziendali. Non viene perciò destinato nel deposito temporaneo dei rifiuti. Non viene stoccato in cassoni adibiti a rifiuti e non vi è identificativo riconosciuto europeo (nel campo dei rifiuti, ogni sostanza viene caratterizzata secondo un codice ben preciso, che fa riferimento al così detto C.E.R. – codice identificativo europeo del rifiuto – n.d.r.). Per il sottoprodotto non vi sono Formulari, Registri e MUD e ciò implica un notevole risparmio in termini di tempo – la maggior parte di questi adempimenti oggi si redigono ancora a mano – e di denaro.

2. Trasporti a costi di mercato

Altro aspetto da non trascurare quando si parla di tonnellate di materiale residuo: la logistica e i trasporti.

Per il trasporto di rifiuti, la normativa prevede che questi debbano essere veicolati su automezzi autorizzati al trasporto di tali sostanze, siano esse pericolose o non pericolose.
Si parla di autorizzazioni che vengono rilasciate dall’Albo nazionale dei Gestori Ambientali che provvede, attraverso classi definite di autorizzazioni, a conferire a impianti, trasportatori e intermediari, i corretti permessi per l’adempimento delle normative ambientali.

Per il sottoprodotto, al contrario, i trasporti possono avvenire anche con vettori ordinari, a mezzo D.d.t. Considerando l’alto costo delle autorizzazioni al trasporto di rifiuti: l’ammontare del trasporto di un sottoprodotto è genericamente più basso rispetto a quello rifiuti di circa il 50%/60%. Da aggiungere a questi, anche i costi amministrativi per la redazione di Formulari, Registri di Carico/Scarico e MUD (con multe per errata compilazione che partono da 1.200 euro).

3. Si abbattono i costi di smaltimento

E’ risaputo. Nell’ultimo anno l’aumento per lo smaltimento dei rifiuti speciali in Italia si è attestato attorno al 30% con picchi del 45% in Lombardia. Molte aziende oggi si trovano con depositi temporanei pieni e un sistema di gestione dei rifiuti in forte difficoltà. Il sottoprodotto presenta un’importante percorso per ottimizzare lo scarto e renderlo nuova risorsa per ulteriori attività produttive. L’economia circolare d’altronde prevede proprio questo: il re-impiego di risorse in ottica di una simbiosi industriale dove le aziende, vero veicolo di innovazione e di cambiamento, condividono materia, energia e conoscenza. Proprio in questo senso, il sottoprodotto rappresenta un elemento di forte crescita della responsabilità ambientale e sociale dell’azienda che oltre a incidere direttamente negli aspetti finanziari dell’impresa incide anche su quelli ambientali (si parla infatti di “economia” circolare, dunque un modello di produzione che si basa sulla sostenibilità economica e ambientale).

4. Da problema ad opportunità

Il sottoprodotto viene pagato dal destinatario. O, in genere, si aggira sui 0 euro/ton. Ciò consente all’azienda che vende il sottoprodotto, un saving importante sulla singola sostanza del 100%.
Se con i costi di smaltimento, in media, un’azienda in Italia spende per un singolo rifiuto c.a. 250€/ton di smaltimento, la strada dell’individuazione della sussistenza dei 4 punti fondamentali del sottoprodotto può diventare la chiave di successo per raggiungere determinati obiettivi aziendali – siano essi di carattere economico o ambientale.

5. Benefici ambientali e sociali

L’obiettivo per il prossimo bilancio sociale è non fare più rifiuti“. E’ ciò che spesso si sentono dire responsabili, manager e operatori del settore ambiente dal C-level. Come procedere a queste richieste? Oggi, con il sottoprodotto, è possibile passare da una gestione rifiuti, che produce forti impatti ambientali, a un sistema virtuoso che incentiva le operazioni di ricerca delle possibili aziende destinatarie pronte a ricevere, a basso costo, la nuova materia prima, instaurando rapporti win-win e creando network aziendali di valore.

Conclusioni

Il sottoprodotto è un’arma potente per far funzionare la grande macchina dell’economia circolare. Bisogna conoscerla bene e capirne i vantaggi. Se desideri approfondire le tematiche del sottoprodotto ti consiglio di passare alla lettura del recente D.m. 264/2016 che contiene le più aggiornate indicazioni ministeriali su come si debba dimostrare la sussistenza delle caratteristiche del sottoprodotto.

Le evoluzioni in materia normativa sono dietro l’angolo e la prospettiva di un paese Italia interconnesso da una rete di imprese che condivide esperienze, materiali ed energia è davvero stimolante e un ottimo modo per immaginarsi il futuro del tessuto produttivo industrializzato.

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