valorizzazione scarti di produzione

Sottoprodotti, soluzioni a vantaggio delle imprese

Gli aggiornamenti del DM 264/2016 regolano la gestione dei sottoprodotti da parte delle imprese. Nel momento in cui vengono avviate le operazioni di recupero, i sottoprodotti possono essere gestiti come beni e non come rifiuti

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Economia Circolare Pubblicato il 16 Gennaio 2018

Indice

Premessa

Tutto ciò che non è stato utilizzato e quindi destinato al conferimento in discarica appartiene alla categoria di “rifiuti”. Tuttavia, a livello giuridico, non tutti i residui di produzione sono definiti tali, bensì sono stati catalogati rispettivamente in “sottoprodotti”, ovvero residui originati da un processo di produzione il cui scopo primario non è la loro produzione e che costituiscono la denominazione di “non rifiuti” fin dalla loro realizzazione; e in “residui di produzione”, definiti così perché perdono la denominazione di “rifiuto” nel momento in cui vengono avviate le operazioni di recupero.

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Normativa giuridica per le imprese

Con il D.M. 264/2016 si apportano nuovi aggiornamenti che regolano la gestione dei sottoprodotti da parte di imprese.

Se soddisfano le condizioni previste dall’art. 184-bi del D.L.vo 152/2006, i sottoprodotti possono essere gestiti come beni e non come rifiuti. I vantaggi sono diversi, tra cui il fatto che le imprese che utilizzano i sottoprodotti non necessitano di autorizzazioni, apportando così un notevole risparmio di costi.

Ciò può avvenire quando la sostanza o l’oggetto osserva quattro condizioni:

  • è originata da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  • sarà utilizzata, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  • può essere utilizzata direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  • soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Nel caso mancasse anche una sola delle condizioni sopra elencate, lo scarto di produzione deve essere assoggettato alla disciplina dei rifiuti, pena il rischio di pesanti sanzioni, amministrative e penali.

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Conclusioni

Nel corso di questi ultimi anni, però, i vari aggiornamenti della medesima legge, in relazione a quelli che sono i princìpi dell’economia circolare è entrata in vigore il Decreto Ministeriale n. 264/2016, utile agli operatori per comprendere come dimostrare il rispetto delle suddette condizioni, assicurando così una maggiore uniformità delle possibili interpretazioni. I rifiuti assimilabili sono individuati con un duplice criterio: devono essere stati prodotti da una serie di attività economiche e devono essere identificati con uno dei codici dell’elenco europeo dei rifiuti.

 

 

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