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Valorizzare gli scarti tessili in opportunità: intervista a Nazena

Giulia De Rossi, fondatrice di Nazena, racconta come utilizzare l’Economia Circolare e l’Upcycling per la rigenerazione dei capi tessili obsoleti

Simone Tabellini per Sfridoo

Simone Tabellini

Green Marketer

Nella foto è presente Giulia De Rossi, fondatrice di Nazena, che ha raccontato il progetto sulla valorizzazione delle tomaie in collaborazione con Sfridoo

Nel vasto mondo dell’Economia Circolare, esistono figure e realtà che brillano per la loro determinazione nel dare un nuovo significato a ciò che molti considerano ‘scarto’. Giulia De Rossi, fondatrice di Nazena, è una di queste figure.

Con la sua startup, ha intrapreso un viaggio alla riscoperta del valore nascosto negli scarti tessili, trasformandoli in soluzioni sostenibili e di valore per l’industria.

Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Giulia per scoprire di più sulla sua visione, le sfide affrontate e come l’upcycling sta rivoluzionando il mondo tessile.

Ciao Giulia, presentati brevemente. Chi sei e che ruolo svolgi all’interno della startup?

Ciao, buongiorno a tutti e grazie per questa chiacchierata.

Io sono la fondatrice di Nazena. Nazena è una startup innovativa nata nel 2019 da una mia idea, allora ancora molto vaga, di trovare uno sbocco allo scarto tessile, sia pre-consumo sia post-consumo.

Raccontaci brevemente la tua realtà. Cos’è Nazena e di cosa vi occupate?

Nazena è una startup che opera nel settore dell’Economia Circolare.

Il nostro obiettivo è trovare una soluzione per evitare che gli scarti tessili finiscano in discarica o vengano semplicemente termo-valorizzati.

Abbiamo compreso che, attraverso ricerche e molte prove, in collaborazione con ingegneri dei materiali, si può effettivamente recuperare lo scarto tessile.

Questo processo innovativo che abbiamo sviluppato, ora brevettato, ci permette di creare un materiale nuovo simile al cartoncino o al compensato.

Qualche risultato di cui puoi parlarci o di clienti che state trattando?

Dopo alcuni anni di test sul materiale, verso la fine del 2021, abbiamo iniziato ad acquisire i nostri primi clienti. Interessante sottolineare come molte di queste interazioni sono nate da eventi come Ecomondo.

L’accoglienza che abbiamo ricevuto è stata travolgente, con molte aziende, inclusi importanti gruppi di moda di alta gamma con sedi produttive in Italia, che ci hanno contattato per collaborare.

Insieme a queste aziende, abbiamo avviato vari progetti, alcuni dei quali sono in corso da anni. Ad esempio, abbiamo recentemente concluso un progetto con un’azienda di Vicenza chiamata Forint, parte del Gruppo Marzotto.

Con loro, abbiamo trasformato scarti di produzione in etichette prezzo, che vengono poi applicate sui nuovi capi d’abbigliamento.

Puoi parlarci del progetto di riutilizzo delle tomaie?

Il progetto di valorizzazione delle tomaie è stato un percorso molto stimolante e con un grande potenziale.

La nostra collaborazione con Sfridoo riguarda il recupero delle tomaie di sneaker da parte di una grande azienda nel settore della moda.

L’idea è nata dalla crescente consapevolezza dell’importanza dell’upcycling e dalla volontà di trovare soluzioni innovative per gli scarti della produzione.

Qual è stato il vostro contributo come Nazena nel progetto delle tomaie?

Come Nazena, il nostro ruolo è stato cruciale nel fornire l’expertise tecnica per il processo di recupero delle tomaie.

Abbiamo studiato la composizione delle tomaie, analizzato le possibili soluzioni e sviluppato metodi per trasformare questo scarto in nuovi prodotti.

Grazie ai nostri studi di fattibilità e lavorabilità, siamo riusciti a stabilire come al meglio utilizzare queste tomaie per creare prodotti sostenibili e di valore.

Quali sono stati i principali ostacoli o sfide che hai incontrato durante la realizzazione di questo progetto?

Uno degli ostacoli più grandi è stata la variabilità nella composizione delle tomaie. Come potete immaginare, specialmente con il post-consumo, le composizioni variano molto. Ciò ha reso difficile la standardizzazione dei processi.

Anche la gestione degli scarti è stata una sfida, dato che spesso non vengono separati e ci si trova di fronte a un mix di materiali. Tuttavia, con la collaborazione e la sperimentazione, siamo stati in grado di superare questi ostacoli e creare soluzioni valide.

Un altro grande ostacolo è stata la gestione del materiale composito, come le tomaie che contengono diverse composizioni come il poliuretano e la similpelle.

C’è stata una sfida significativa nell’eliminare tutte le parti metalliche e plastiche dal prodotto. Inizialmente, eravamo anche diffidenti sul tipo di materiale, temendo che ci potesse essere più scarto rispetto al materiale utilizzabile. C’era anche incertezza sulla resa a causa delle diverse caratteristiche dei materiali utilizzati.

Quali sono stati i risultati che ha ricevuto il progetto realizzato con Sfridoo?

Il feedback più significativo è stato che, nonostante le iniziali preoccupazioni, il progetto ha avuto un’ottima resa.

Molte persone hanno apprezzato l’estetica dei prodotti realizzati e la qualità del materiale ottenuto.

Ci sono stati anche diversi test effettuati, come quelli sulla triturazione delle fibre e sulla separazione delle parti metalliche, che hanno fornito informazioni preziose per migliorare il processo.

Come pensi che iniziative come quella realizzata con Sfridoo possano influenzare l’industria e la sostenibilità a lungo termine?

Queste iniziative possono avere un impatto profondo sull’industria, spingendo le aziende a riflettere su come considerare i rifiuti come risorse.

Inoltre, c’è una crescente attenzione da parte dei consumatori sui temi della sostenibilità. 

Tuttavia, uno degli ostacoli è far capire alle aziende la necessità di cambiare mentalità, accettando che la trasformazione verso la sostenibilità potrebbe avere un costo iniziale maggiore rispetto allo smaltimento tradizionale.

Ci sono altri progetti o iniziative su cui stai lavorando attualmente o che hai in mente per il futuro?

Attualmente, stiamo esplorando altre opportunità nel campo dell’Economia Circolare e indagando come poter influenzare positivamente il mercato e la quotidianità delle persone. 

Ci stiamo anche concentrando sull’eco-design, pensando a come progettare prodotti che siano facilmente disassemblabili alla fine della loro vita utile.

Qual è stata la lezione più importante che hai imparato lavorando su progetti legati alla sostenibilità e al riutilizzo?

La lezione più importante è stata l’importanza della perseveranza.

Nonostante le sfide, come le difficoltà produttive e la lentezza del sistema in Italia, è fondamentale non demordere.

Quando ci si impegna in qualcosa di significativo e sostenibile, le soddisfazioni arrivano e sono profonde.

È anche essenziale prendersi la responsabilità dei prodotti e dei servizi che le aziende offrono sul mercato, pensando a lungo termine e all’impatto che possono avere sulla società.

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Una delle sfide del settore dell’Economia Circolare, è quella di riuscire a comunicare in maniera chiara ed efficace i vantaggi che questo modello economico può dare alle aziende. Investendo su tale aspetto possiamo incrementare consapevolezza e conoscenza nelle persone.