cos'è circular city città circolare

Che cos'è una Circular City o Città Circolare e cosa prevede?

Cosa significa far diventare una città aderente ai principi dell'economia circolare? Quali sono gli esempi e i casi studio europei e nazionali? Ecco cosa c'è da sapere

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Città Circolari Pubblicato il 15 Maggio 2020

Indice

Premessa

Cos’è una Città Circolare? Mi sono sentito chiedere di recente. Cosa si intende per Circular City? Probabilmente potrei riempire approfondimenti su approfondimenti e articoli tematici su molti aspetti delle cosìdette Città Circolari.

In questo articolo cercherò di darti una visione complessiva dei modelli di città che inseguono i principi circolari. Città Smart e sostenibili. Le influenze e i concetti, come vedi, già si intersecano: Smart Cities, Circular Cities, Solar Cities, etc… Devo esserti sincero: non sarò esaustivo su tutti gli aspetti, con la consapevolezza di risultare poco tecnico nella disamina. Ma ritengo che l’argomento vada affrontato passo passo. L’intento è quello di far passare il messaggio che parliamo del futuro delle nostre città. Un futuro prossimo che vede tutti noi coinvolti. Cominciamo!

Le Città “Lineari”

Entro il 2050, riporta la Fondazione Ellen MacArthur, due terzi delle persone vivranno nelle città. Tuttavia, i nostri centri urbani sono alle prese con gli effetti della nostra attuale economia lineare: prendi-usa-getta. Le città sono le protagoniste del consumo di risorse quotidiano, seppur la maggior quantità di rifiuti, in Italia, provenga dal settore produttivo.

Le città consumano oltre il 75% delle risorse naturali, producono oltre il 50% di rifiuti globali ed emettono tra il 60 e l’80% di gas a effetto serra. L’Economia Circolare in questo quadro insostenibile offre l’opportunità di ripensare il sistema. Permette di ripensare il modo in cui produciamo e utilizziamo le cose di cui abbiamo bisogno e ci consente di esplorare nuovi modi per garantire la prosperità a lungo termine.

Cos’è una Città Circolare: definizione della Circular City

Una Circular City o Città Circolare, secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation, contiene in sé tutti i principi dell’Economia Circolare. In tutte le sue funzioni.
Una città circolare istituisce un sistema urbano rigenerativo, accessibile by-design. Questa tipologia di città – che confidiamo esser sempre più presente – mira ad eliminare il concetto di scarto, rifiuto e di spreco, a mantenere i beni al valore più alto in ogni momento grazie al supporto della tecnologia e del digitale.

Una Città Circolare cerca di generare prosperità, aumentare la vivibilità e migliorare la resilienza per la città stessa e per i propri cittadini, mentre dissociare la creazione di valore dal consumo di risorse finite.

Sistemi urbani

Sono tre i sistemi urbani che concentrano le opportunità di una Circular City:

Vediamo nel dettaglio cosa riguardano questi tre macro sistemi urbani su cui è possibile lavorare a livello amministrativo e governativo e quali sono gli aspetti coinvolti nei principi circolari.

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La Guida ai progetti sull’economia circolare nelle città della Ellen MacArthur Foundation in collaborazione con lo studio di ingegneria ed architettura integrata ARUP

 

Edifici: no allo Urban Sprawl

Andiamo per gradi. Per anni l’urbanistica, e in generale la progettazione urbana e territoriale, ha gettato le basi per un modello di espansione delle città senza limiti.

Questo fenomeno, che oggi viene largamente contrastato, viene definito “Urban Sprawl“: prevede una diffusione urbana disordinata e incontrollata verso le zone periferiche (Brueckner, 2001). Si parla infatti spesso di “Città Diffusa“. Un modello che deriva in larga parte dal prototipo di città americana che, data la vastità del territorio, – la conquista del West – si diffonde orizzontalmente senza freni.

La Città Diffusa è un modello che ha un enorme impatto ambientale. La costruzione delle vie di connessione, delle fognature, degli edifici e, in generale, dell’antropizzazione totale del suolo, porta a una consistente diminuzione della presenza di flora, fauna e risorse naturali. Accettare un simil modello nella progettazione del territorio rende lo stesso meno stabile e resiliente: sono famosi gli eventi di dissesto idrogeologico che colpiscono spesso il nostro Paese, a fronte di una cementificazione forsennata.

Una Città Circolare prevede, al contrario, una maggiore vicinanza tra il luogo in cui le persone vivono, lavorano e quello in cui si trovano per giocare. Ciò favorisce una drastica diminuzione delle emissioni di CO2 nell’aria.

Progettazione circolare

In una Città Circolare/Circular City le infrastrutture, i veicoli, gli edifici, le risorse e gli asset sono progettati per essere una combinazione di durevolezza, adattabilità, modularità, facilità da manutenzione e riutilizzo. Come insegna la Biomimicry, disciplina che ha ispirato il concetto di economia circolare, per la progettazione di questi elementi può venir in aiuto la stessa Natura. La biomimesi, infatti, studia ed imita i processi biologici e biomeccanici della natura. Questi processi sono sostenibili e prevedono perciò l’utilizzo di energia sostenibile.

L’approvvigionamento di materiali per produrre questi prodotti e asset deve essere condotto sul modello del Kilometro zero. Dunque una provenienza locale con un approccio circolare alla progettazione, considerando sempre tutto il ciclo di vita di un prodotto.

Leggi anche Le fasi del ciclo di vita di un prodotto: cosa significa BOL – MOL – EOL

Anche l’energia, e non solo la materia, è contemplata nel modello di Città Circolare. Un’energia efficiente, rinnovabile e sostenibile che prende spunto dall’idea di Città Solare, dove grande ruolo è svolto dalle coperture degli edifici: uno spazio ottimale per sfruttare al meglio il fotovoltaico, ottenendo una rete sostenibile di energia elettrica per alimentare veicoli e infrastrutture.

Mobilità e connessioni

La progettazione coinvolge anche veicoli e mobilità, in una Circular City. Veicoli che, data la rivoluzione elettrica che sta avanzando, saranno sempre meno impattanti dal punto di vista ambientale. I servizi di sharing, inoltre, non rendono più il cittadino responsabile del fine vita del prodotto ma semplice utilizzatore di un servizio.

Sul tema leggi anche il mio articolo su Cosa significa Prodotto come Servizio? 4 esempi dell’economia circolare

Ecco qualche esempio di nuova mobilità in una Circular City:

  • Il Carsharing e il Carpooling, sistemi nati nell’idea di condivisione dell’automobile, nel primo caso presa a noleggio e nel secondo caso di proprietà di uno dei passeggeri;
  • I sistemi intelligenti di Bikesharing, che si fondano sul concetto di trasporto sostenibile e fungono anche da connettori fra le zone raggiunte dal trasporto pubblico e la destinazione finale;
  • Le connected cars, ovvero le automobili dotate di connessione Internet, in grado di ricevere le informazioni in tempo reale sul traffico e di identificare i percorsi stradali alternativi, meno congestionati;
  • Lo smart parking, in grado di ridurre la congestione dovuta alla ricerca del parcheggio;
  • La mobilità urbana integrata e intermodale, che mette sinergicamente a sistema le varie alternative modali (carsharingbikesharing e trasporto pubblico) e le presenta come un unico mezzo di trasporto;
  • La mobilità elettrica, a basso impatto ambientale, che richiede la realizzazione dell’infrastruttura necessaria per la ricarica delle automobili. Fra i servizi offerti dalle connected cars vi è anche la geolocalizzazione della colonne per la ricarica.

Prodotti, flussi di materia: anti-spreco

Le piattaforme digitali e la tecnologia, nella logica dell’anti-spreco di una Città Circolare, sono l’elemento abilitatore ai nuovi modelli di consumo ed utilizzo.
Si parla spesso di Miniere Urbane e dell’attività di “Urban Mining“. Luoghi in cui le risorse a fine vita sono state accantonate perché non più utili ma che mantengono ancora proprietà e valore da poter utilizzare e ri-utilizzare. L’attività di mining, invece, è quell’operazione urbana che consente di estrarre risorse ancora utili per costruire nuovi prodotti, asset utili alla città e a coloro che la abitano.

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Le pratiche di estrazione dei materiali possono confluire in quella operazione che viene definita Upcycling. Attività che fa sì che si ottenga ancora più valore da un materiale che ne possiede uno  relativamente più basso. Un esempio veloce? Pallet dismessi che diventano sedute da esterno pronte all’uso, vasche da bagno riutilizzate e riqualificate come fioriere, etc…

Invece di gettare i materiali in discarica, un nuovo sistema distribuito di gestione delle risorse e di flussi, tramite un incentivato modello di logistica inversa, consentirebbero un virtuoso riutilizzo dei prodotti. I materiali, in questo modo, rimarrebbero in uso in una Città Circolare.

Leggi anche di Loop, la piattaforma di vendita al dettaglio basata su packaging riutilizzabile

Amministrazione e leve Politiche Circolari

Sempre la Fondazione inglese Ellen MacArthur, sostiene che vi siano almeno dieci leve di politica urbana che i governi e le amministrazioni delle città possono mettere in campo per affrontare le sfide di un’economia ad oggi ancora troppo lineare.

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Nel 2015 la stessa Fondazione ha rilasciato, per le cariche politiche, un toolkit per affrontare questa transizione a nuovi modelli di amministrazione delle città basati sui principi circolari. Il rapporto fornisce una metodologia passo-passo che include 11 strumenti, che mirano a:

  • Valutare la posizione di partenza dell’economia circolare di un paese, definirne il livello di ambizione e selezionare le aree di interesse;
  • Vagliare sistematicamente opportunità settoriali dell’economia circolare, identificando quelle barriere che limitano tali opportunità e analizzare le opzioni politiche per superare tali ostacoli;
  • Valutare le implicazioni economiche.

Il test danese sul toolkit delle Città Circolari

Dal test che è stato fatto in Danimarca sul toolkit fornito dalla Fondazione emerge che:

  1. Una transizione verso l’economia circolare può portare a benefici duraturi: un’economia innovativa, resiliente e produttiva. Per la Danimarca tutto ciò porterebbe a una crescita aggiuntiva del PIL dello 0,8-1,4%, alla creazione di 7.000-13.000 posti di lavoro equivalenti, alla riduzione del 3-7% dell’impronta di carbonio e alla riduzione del 5-50% del consumo di risorse vergini per i prodotti selezionati dal test.
  2. Spesso le barriere che non fanno diventare il modello davvero scalabile e ripetibile riguarda vincoli di carattere politico e normativo (es. la normativa rifiuti) e non tanto i modelli di business innovativi e circolari messi in campo.
  3. I responsabili politici possono affrontare le carenze del mercato e delle normative per creare le giuste condizioni per consentire alle iniziative di economia circolare di raggiungere la scalabilità dei progetti sul territorio. Possono anche orientare e stimolare più attivamente l’attività stabilendo obiettivi virtuosi, investendo su progetti pilota innovativi e nella ricerca e sviluppo sui fronti dell’innovazione di prodotto e processo.
  4. Sono fondamentali delle modifiche al sistema fiscale per incentivare le buone pratiche circolari. A tal proposito ci tengo a riportare il pensiero di uno dei padri dell’economia circolare, Walter R. Stahel, che nel suo testo “The Circular Economy: A User’s Guide” – in Italiano tradotto con “Economia Circolare per Tutti” (lo trovi qui su Amazon) – riporta il concetto di Tassazione Sostenibile: « come nella metafora di Saint Exupéry, il lavoro umano è una risorsa rinnovabile. Non bisogna tassarlo e tassare invece risorse non rinnovabili … La tassazione sostenibile dovrebbe anche rispettare la natura dell’economia circolare, non addebitando l’IVA sulle attività per la conservazione del valore come riuso, riparazione e remanufacturing: non addebitando imposte sul valore aggiunto, e concedendo crediti di carbonio per la prevenzione e la riduzione delle emissioni di gas serra ». (qui trovi anche una selezione di Libri sull’economia circolare che non possono mancare sulla tua libreria).
  5. Fondamentale il coinvolgimento tra settore Pubblico e quello Privato.
  6. I politici sono un elemento abilitante all’economia circolare.
  7. La promozione del mercato delle materie prime seconde e interventi sulle catene del valore dei prodotti che si estendono spesso oltre i confini nazionali, sono solo due esempi che potrebbero essere coordinati a livello europeo in modo da semplificare e ridurre i costi per fare business.
  8. Tre fattori sembrano essere i più probabili che influenzano i processi di cambiamento verso modelli circolari: il livello di circolarità già raggiunto dal sistema, il supporto politico alla circolarità, l’assetto istituzionale e le risorse disponibili.

Leggi anche 5 Modelli di Business che guidano l’Economia Circolare

Amsterdam la Città Circolare

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L’amministrazione di Amsterdam ha deciso di adottare un modello circolare per la gestione dell’intera città che riprende dal concetto dell’Economia a Ciambella (Doughnut in inglese) concepita dall’economista Kate Raworth. Abbiamo parlato del modello proposto dalla professoressa di Oxford nell’elenco di libri da non perdere sull’Economia Circolare. Il libro che l’ha resa celebre, appunto, è L’economia della ciambella – in inglese  Donut Economics: Seven Ways to Think Like a 21st Century Economist, 2017 – che racchiude, in sette punti principali, le modalità per uscire dagli schemi contemporanei:

  • cambiare prospettiva;
  • vedere il tutto da distanza;
  • coltivare la natura umana;
  • assumere un pensiero sistemico;
  • ridistribuire il reddito progettando la crescita;
  • creare al fine di rigenerare;
  • superare la dipendenza dalla crescita e dal PIL.

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La Ciambella di Amsterdam

Amsterdam si è decisa nel lanciare il modello proprio durante il periodo di crisi Covid-19 che tutto il globo sta vivendo. Dichiara infatti la Raworth: « Non avremmo mai immaginato che l’avremmo lanciato in un contesto di crisi come questo, ma crediamo che la necessità di un tale strumento di trasformazione non potrebbe essere più grande in questo momento, e il suo utilizzo ad Amsterdam ha la possibilità di ispirare molti altri luoghi – da quartieri e villaggi a città e da città a nazioni e continenti – per adottare un approccio così olistico mentre iniziano a re-immaginare e re-inventare il nostro futuro »

Cosa prevede il modello a ciambella?

La premessa centrale è semplice: l’obiettivo dell’attività economica dovrebbe essere quello di soddisfare le esigenze fondamentali di tutti, ma all’interno dei mezzi del pianeta. La “ciambella” è lo strumento perfetto per mostrare cosa significa concretamente questa azione di responsabilità.

Il primo anello interno della ciambella stabilisce il minimo necessario per condurre una buona vita di comunità, derivato dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e concordato dai leader mondiali di ogni fascia politica. Si va da cibo e acqua pulita a un certo livello di alloggi, servizi igienico-sanitari, energia, istruzione, assistenza sanitaria, uguaglianza di genere, reddito e politica.

L’anello esterno della ciambella rappresenta il soffitto ecologico elaborato dagli scienziati del sistema terrestre. Evidenzia i confini attraverso i quali il genere umano non dovrebbe andare per evitare di danneggiare il clima, i suoli, gli oceani, lo strato di ozono, l’acqua dolce e l’abbondante biodiversità.

Tra i due anelli c’è il prodotto più buono: l’impasto, dove vengono soddisfatte le esigenze di tutti e quella del pianeta.

Se vuoi approfondire il modello pensato dalla Raworth assieme a Circle Economy, C40 e Biomimicry 3.8 troverai il link nei crediti finali dell’articolo.

Le Azioni della Amsterdam circolare

Amsterdam intende dimezzare l’uso di materie prime entro il 2030, portandosi ad avere un’economia completamente circolare entro il 2050 ridurrà anche il consumo delle sue infrastrutture municipali del 20 percento entro il 2030, esaminando i materiali di consumo, arredi e accessori degli edifici municipali. Ecco le macro-azioni previste:

  • produrre articoli di qualità superiore in modo che possano essere riutilizzati (life extension);
  • riparare le cose invece di buttarle via;
  • condividere i prodotti invece di possederli (sharing-economy) attraverso piattaforme digitali;
  • monitorare sui flussi di materia;
  • lotta allo spreco di cibo;
  • aumento dei requisiti di sostenibilità degli edifici con utilizzo di materiali più circolari;
  • creazione del “passaporto dei materiali” in campo di costruzione e successiva demolizione

Amsterdam ridurrà anche il consumo delle sue infrastrutture municipali del 20 percento entro il 2030, esaminando i materiali di consumo, arredi e accessori degli edifici municipali.

Milano, la Città Circolare e Resiliente

L’Italia in tutto questo a che punto è? Milano non sta a guardare e con il suo piano di Città Resiliente o Resilient City, rilancia un’iniziativa mondiale – 100 città resilienti promosso dalla Rockefeller Foundation – che fa l’occhiolino alla circolarità. Difatti i temi trattati nella resilienza milanese sono: COOL MILANO, MILANO CITTA ‘D’ACQUA / MILANO CITTA’ DELL’ACQUA, MILANO CIRCOLARE / CIRCOLARE MILANO, SAFER MILANO, ABITARE MILANO / ALLOGGIO A MILANO.

milano città circolare resiliente

In una Milano con l’aria compromessa dalle emissioni inquinanti, il progetto di Resilienza punta alla riduzione del carico di CO2 sull’area metropolitana.

Ha dichiarato il Sindaco Giuliano Pisapia: « È con grande soddisfazione che apprendiamo di entrare a far parte del progetto 100 Resilient Cities per la straordinaria opportunità di collaborare con un network internazionale unico, per mettere a punto una strategia urbana che consenta a Milano di affrontare nel miglior modo possibile le sfide importanti che l’attendono nel futuro ». 

Per procedere con il progetto, Milano ha ricercato una figura che potesse guidare l’iniziativa e, dopo una fase di candidature pubbliche, è stato nominato il manager Piero Pelizzaro come “Chief Resilience Officer” dal Comune. Consulente delle amministrazioni pubbliche e d’istituzioni quali l’Università Iuva di Venezia e quella di Torino, dove già ha proposto soluzioni che fossero capaci di rispondere alle crisi, trasformandole in opportunità.

Qui puoi trovare la sua intervista nel Podcast Pensa Circolare condotto da Carlo Ghiglietti, nostro partner con .zeroenvironment

Conclusioni

Si può davvero parlare di conclusioni? Siamo solo all’inizio di questo viaggio. Le politiche europee sono nella giusta direzione in questo momento. Il Green Deal previsto dall’Europa è un primo grande passo verso modelli concretamente circolari. Quindi, non è tutto. Ci aggiorniamo prossimamente con nuovi articoli e approfondimenti sul tema delle città circolari e…perché no, potremmo pensare anche di aprire una rubrica solo su questo tema. Cosa ne pensi? Mandami un tuo pensiero e dimmi cosa ti piacerebbe approfondire. Scrivimi a marco@sfridoo.com, a presto!

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Crediti

The Ellen MacArthur Foundation – consultato a maggio 2020
The Amsterdam City Dougnut – consultato a maggio 2020
The Guardian – consultato a maggio 2020
Kate Raworth – consultato a maggio 2020

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