Confetture confezionate da rifiuto a ex-prodotto alimentare per mangimi

Un'azienda veronese ha riclassificato 130 ton/anno di confetture confezionate non conformi da rifiuto a ex-prodotto alimentare con un risparmio del 37,5% sui costi di smaltimento

Indice dei contenuti

Il processo produttivo di un’azienda di lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi può generare una quota di confetture confezionate che non superano i controlli di conformità. È il caso di un’azienda di Verona attiva nel settore che generava un quantitativo regolare e prevedibile di confetture confezionate non conformi. Questi scarti erano classificati come rifiuti organici e avviati a biogas con un costo di conferimento pari a 22.880 €/anno

Grazie alla Simbiosi Industriale con Sfridoo, l’azienda veronese ha riclassificato le confetture confezionate non conformi come ex-prodotto alimentare ai sensi del Reg. CE 183/05, avviandole alla filiera mangimistica, in sostituzione del conferimento a biogas. Il percorso ha consentito di ridurre il costo di gestione da 176€/ton a 110 €/ton, con un risparmio annuo del 37,5%. (Caso Studio Sfridoo CS42).

CS42 Sfridoo Pre Post Note e dettagli operativi
Anagrafica
  Settore Provincia Note
Produttore Lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi Verona  
Utilizzatore Lavorazione di altri cereali Venezia  
Confronto pre / post
Inquadramento Rifiuto Ex-prodotto alimentare Registrazione 183/05 tramite SUAP e nuovo modello DDT
Destino Biogas Filiera mangimistica
Quantitativo 130 ton/anno 130 ton/anno  
Stoccaggio Pallet Pallet e etichettatura dedicata Etichettatura conforme ai requisiti della destinazione mangimistica
Costi −176 €/ton (−22.880 €/anno) −110 €/ton (−14.300 €/anno) Risparmio: 8.580 €/anno (−37,5%)
Intervento tecnologico □ Sì
☑ No
Risultato economico Costi di smaltimento ridotti del 37%
Caratteristiche
  • 60 °Brix (alta concentrazione zuccherina)

Gestione delle confetture confezionate non conformi come rifiuto

L’azienda produttrice di confetture di Verona generava un quantitativo fisso di confetture confezionate non conformi, pari a 130 ton/anno.  Ne conseguiva un flusso stabile: 130 ton/anno di prodotto finito escluso dalla catena distributiva, classificato come rifiuto organico e avviato a biogas a un costo di conferimento pari a 176 €/ton, per un onere complessivo di 22.880 €/anno. La gestione come rifiuto delle confetture non conformi generava costi anche dalla tenuta dei registri di carico e scarico, compilazione dei FIR per ogni trasporto e relative autorizzazioni. 

Le confetture non conformi non sono scarti di lavorazione. Sono prodotti finiti, già confezionati su pallet, con una composizione documentata e un profilo nutrizionale stabile. Le stesse caratteristiche che ne impedivano la distribuzione alimentare non ne alteravano né la composizione né l’idoneità come ingrediente per altre filiere. Nonostante questo, le confetture non conformi venivano gestite come rifiuti, con i relativi oneri.

Quando una confettura confezionata non è conforme nel processo produttivo

Le confetture confezionate non conformi sono prodotti finiti che, pur presentando nella maggior parte dei casi piena idoneità alimentare, vengono esclusi dalla catena distributiva per ragioni qualitative o commerciali. Le principali cause di non conformità includono errori di etichettatura, difetti nel confezionamento – come chiusure non corrette, imballi danneggiati o deformati – scostamenti dai parametri qualitativi come il grado Brix, fissato a 60 °Brix per le confetture standard, e non conformità di tipo estetico che non ne pregiudicano le proprietà nutrizionali.

La caratteristica che distingue questi residui dagli scarti di lavorazione ordinari è la loro natura di prodotto finito: sono già confezionati, su pallet pronti per la distribuzione, e conservano intatta la composizione originale e il loro profilo nutrizionale.

Vuoi vendere o comprare Scarti Organici?

Scopri come farlo in modo semplice, sostenibile e competitivo nella sezione dedicata agli scarti organici e agroalimentari sul sito di Sfridoo

Scopri di più

Confetture confezionate non conformi: il percorso verso la valorizzazione

A seguito dell’intervento di Sfridoo, l’azienda oggi gestisce le confetture confezionate non conformi come ex-prodotto alimentare, grazie all’analisi delle condizioni per l’utilizzo de prodotti di origine alimentare come ingredienti per altre filiere, e la predisposizione della documentazione tecnica e gestionale necessaria per la corretta gestione del residuo come non rifiuto e, fuori dal perimetro normativo sui rifiuti.

L’esito del percorso è l’uscita completa dalla classificazione come rifiuto: le confetture non conformi qualificate come ex-prodotto alimentare ai sensi del Reg. CE 183/05 e cedute alla filiera mangimistica come materia prima, nello specifico a un’azienda di Venezia. L’azienda veronese ha infatti ottenuto la Registrazione come operatore del settore dei mangimi (OSM) tramite SUAP e dispone ora di un modello di DDT dedicato per la tracciabilità del flusso verso il destinatario mangimistico.

Benefici per i produttori di confetture e conserve alimentari

Il principale effetto economico è la riduzione del costo di smaltimento del materiale: da 176 €/ton a 110 €/ton, un risparmio di 66 €/ton pari al 37,5% del costo precedente. Su 130 tonnellate annue, il beneficio diretto è di 8.580 €/anno (base di calcolo: 130 ton/anno × 66 €/ton di differenziale tra costo precedente e costo attuale).

Sul fronte ambientale e di rendicontazione, l’esclusione di 130 ton/anno dalla frazione organica del circuito rifiuti produce un miglioramento misurabile degli indicatori di performance ambientale, con una specificità rilevante per la comunicazione: si tratta di prodotti finiti, non di scarti di lavorazione. Per un’azienda del settore alimentare, la voce “prodotti confezionati avviati a biogas come rifiuto organico” ha un peso negativo sproporzionato nei bilanci di sostenibilità e nelle valutazioni ESG, la riclassificazione trasforma questa voce in una cessione a filiera certificata, con un effetto diretto sulla rendicontazione e sul posizionamento nei confronti di questi interlocutori. 

Sul piano della governance operativa, a seguito della registrazione come operatore del settore dei mangimi (OSM) tramite SUAP dell’azienda conserviera di Verona, la tracciabilità del flusso è gestita con un modello di DDT dedicato alla destinazione alla nuova filiera e il rischio di non conformità legato alla gestione dei rifiuti viene eliminato alla radice, non solo ridotto.

La destinazione alla filiera mangimistica, rispetto al precedente avvio a biogas come rifiuto organico, valorizza infatti le caratteristiche intrinseche del prodotto: le confetture confezionate non conformi sono prodotti finiti con composizione documentata e profilo nutrizionale stabile. Il passaggio alla filiera mangimistica si traduce anche in un posizionamento più favorevole nelle narrative di sostenibilità dell’azienda nei confronti dei propri clienti nell’industria alimentare.

Domande frequenti sulle confetture confezionate non conformi

  • Cosa serve per qualificare le confetture confezionate non conformi come ex-prodotto alimentare?

    Per qualificare le confetture confezionate non conformi come ex-prodotto alimentare occorre verificare che il prodotto soddisfi i requisiti del Reg. CE 183/05: Senza questo inquadramento, le confetture non conformi restano soggette alla disciplina dei rifiuti, con i relativi obblighi di formulari, registri e autorizzazioni.

  • Cosa cambia economicamente per un produttore di confetture tra la gestione come rifiuto e la qualifica come ex-prodotto alimentare per mangimi?

    Gestite come rifiuto organico, le confetture non conformi comportano un costo di conferimento a biogas e gli adempimenti connessi alla normativa sui rifiuti. Con la qualifica come ex-prodotto alimentare ai sensi del Reg. CE 183/05, il costo di gestione si riduce e il materiale esce dal perimetro dei rifiuti. Nel caso del produttore veronese seguito da Sfridoo, il risparmio ottenuto è stato pari al 37,5% sul costo precedente.

  • Che differenza c'è tra gestire le confetture non conformi come rifiuto e come ex-prodotto alimentare sul piano operativo?

    La differenza principale è documentale. Come rifiuto, il produttore è soggetto a registri di carico e scarico, formulari di identificazione rifiuti per ogni trasporto e alle relative autorizzazioni. Come ex-prodotto alimentare ai sensi del Reg. CE 183/05, il flusso è gestito con un DDT dedicato alla destinazione mangimistica: niente formulari, niente registri rifiuti.

  • Come posso sapere se le confetture non conformi della mia azienda sono idonee alla filiera mangimistica?

    I requisiti di base sono tre: origine alimentare documentata, assenza di contaminanti incompatibili con la filiera mangimistica e tracciabilità del processo produttivo. La valutazione dipende però dalle specifiche del prodotto e del processo aziendale. Sfridoo analizza il caso e verifica l’effettiva percorribilità del percorso prima di avviare qualsiasi iter. Scopri come fare

  • Caso studio Agroalimentare

    Silverskin del caffè da rifiuto a sottoprodotto per fertilizzanti

    Un’azienda bergamasca di torrefazione ha trasformato 150 ton/anno di silverskin da rifiuto avviato a compostaggio a sottoprodotto destinato alla filiera dei fertilizzanti organici: da −100 €/ton a +10 €/ton.

    Leggi di più
  • Caso studio Agroalimentare

    Aromi in polvere da rifiuto a sottoprodotto per fertilizzanti

    Un’azienda bergamasca produttrice di aromi e ingredienti alimentari ha trasformato 65 ton/anno di polveri residue di lavorazione da rifiuto avviato a compostaggio a sottoprodotto destinato alla filiera dei fertilizzanti organici: da −275 €/ton a +25 €/ton.

    Leggi di più
  • Caso studio Agroalimentare

    Beneficio economico del 143% sugli scarti organici derivanti da attività di produzione del cous cous

    Un’azienda operante nel settore della produzione del cous cous ha richiesto il supporto di Sfridoo per la valorizzazione dei propri scarti di produzione ad uso energetico.

    Leggi di più
  • Caso studio Agroalimentare

    Beneficio economico del 140% sugli scarti derivanti dalla produzione di pasta all’uovo

    Un’importante azienda di produzione di pasta all’uovo, ha richiesto il supporto di Sfridoo per la valorizzazione dei propri scarti di produzione, riuscendo a destinarli in parte alla mangimistica e in parte a impianti di biogas per la produzione di energia.

    Leggi di più

Esplora gli annunci su Sfridoo

Scopri gratuitamente il marketplace di Sfridoo, dove puoi esplorare una vasta gamma di annunci di materiali di scarto, con l'opportunità di acquistarli o venderli tra migliaia di aziende del network

Entra ora nel marketplace