quanto risparmia azienda plastic-free

Quanto risparmia un’azienda Plastic-free? Un esempio pratico

E' possibile adottando una gestione plastic-free aziendale ad effettuare processi di saving? Esaminiamo un caso studio in questa breve disamina sui motivi che dovrebbero spingere tante aziende ad approcciarsi al movimento Plastic-free

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Plastic free Pubblicato il 8 Giugno 2020

Indice

Quanto risparmia un’azienda plastic-free

Diventare Plastic-free è sicuramente una decisione che rende l’azienda più sostenibile. Quello che passa inosservato però è quanto risparmia un’azienda Plastic-free in termini pratici.

Se si adottano soluzioni riutilizzabili è facile concentrarsi sui costi di conversione perché sono più vistosi e tendenzialmente effettuati tutti in una volta. Ma terminare l’approvvigionamento continuo di forniture non solo consentirà il rientro dell’investimento, ma già nel medio termine l’inizio di un risparmio costante.

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I rifiuti…costano

Teniamo presente che ciò che si consuma diventa rifiuto ma in primis è un acquisto quindi un costo. Quanti rifiuti in plastica produce ogni giorno la propria azienda nei sui uffici? Per scoprirlo si possono tenere monitorati i consumi. Potrebbe essere molto utile in ottica di facility management. Attraverso gli ordini effettuati per l’approvvigionamento degli articoli, risalire alle quantità consumate e quindi ai rifiuti prodotti.

Oppure si possono realizzare delle proiezioni calcolando i consumi moltiplicando la quantità del personale a consumi individuali previsti in un determinato arco temporale. È quello che faremo in questo articolo andando a scoprire quanto risparmia un’azienda Plastic-free.

Il caso studio di un’azienda Plastic-free

Per scoprire quanto risparmia un’azienda Plastic-free prenderemo ad esempio un’ipotetica realtà di un ufficio di 25 persone con i livelli tipici di consumi per quanto riguarda acqua e caffè. I pasti sono una variabile che in questo caso abbiamo tralasciato volutamente. Ma già con questi sarà possibile osservare un notevole risparmio.

La realtà italiana rispetto a quelle estere è particolare. Innanzitutto per lo spropositato consumo di acqua confezionata in bottiglia, che nel nostro Paese rappresenta un enorme business miliardario. Poi per quella che potremmo chiamare “cultura del caffè”, che porta durante la giornata a bere l’espresso più volte.

Perciò si può già immaginare quali siano le tipologie di rifiuti monouso più consumati. Quello invece che può venire sottovalutato è il volume dei rifiuti prodotti, che può essere insospettabilmente ampio anche in realtà di medio-piccole dimensioni. Ma andiamo a vedere nel dettaglio.

Acqua…quanto mi costi

La convenienza dell’acqua del rubinetto rispetto a quella confezionata raggiunge proporzioni clamorose. Circa il 90% del costo di una bottiglietta d’acqua è infatti riconducibile ai costi di produzione, confezionamento, marketing, distribuzione e mark-up del rivenditore. In pratica quando si acquista acqua confezionata non è un errore affermare che si sta pagando la marca e il suo involucro in PET.

Il costo dell’acqua al metro cubo (mille litri) dipende dal tipo di utenza, dalla tariffa per fascia di consumo e dalla zona geografica. Si spazia dai 0,40 € fino ai 3 €. In un distributore una bottiglietta da mezzo litro può costare 0,30 €. Ciò significa che l’acqua imbottigliata costa dalle 500 alle 1000 volte di più.

Per garantire l’acqua al personale una soluzione è quella del noleggio di erogatori collegati alla rete idrica, noti anche come distributori di acqua alla spina. Ne esistono di diverso genere. Ci sono quelli che erogano l’acqua a pagamento, con l’inserimento di monete o chiavette, oppure gratuitamente. Si possono trovare modelli capaci di erogare acqua fresca, a temperatura ambiente e gassata. Il costo può variare, tendenzialmente a partire da 300 fino anche a mille euro annui, a seconda della tipologia.

Si tratterebbe in molti casi di sostituire il noleggio di distributori di bottigliette con quello degli erogatori ed aggiungerci l’aumento della bolletta dell’acqua per via del maggior numero di litri consumati.

L’acqua del rubinetto conviene

Venendo al nostro esempio, in un ufficio di 25 persone, tra chi non acquista le bottigliette e chi ne acquista due e i potenziali ospiti, supponiamo un consumo medio di acqua a persona di 0,4 litri al giorno per 305 giorni lavorativi.  Quindi si calcolano in totale 3050 litri (3 metri cubi) di acqua consumata all’anno per bere. Vi applichiamo un costo di 0,80 € al metro cubo corrispondente ad una fascia tariffaria base per un uso domestico in Emilia Romagna. Il costo totale all’anno dell’acqua da bere risulta di 2,44 €. Sì, avete capito bene.

Per lo stesso quantitativo d’acqua si dovrebbero comprare 6100 bottiglie che a 0,30 € l’una porterebbero ad un esborso complessivo di 1830 €. Per l’azienda il costo di noleggio dell’erogatore sostituirebbe quello del distributore. Si può ipotizzare un pareggio di spesa con il risparmio economico per tutto il personale che non spenderebbe più per acquistare le bottigliette.

Borracce per tutti

A questo proposito si potrebbe invitare il personale a portare da casa bicchieri o borracce oppure procedere ad un acquisto aziendale. Borracce in acciaio da 750 ml se acquistate in stock possono avere un prezzo di 10 € l’una. In questo caso quindi con 250 € si potrebbe procedere ad un acquisto di 25 borracce per tutto il personale.

Per quanto riguarda la plastica, ogni bottiglietta vuota può pesare dai 16 ai 30 grammi. Ipotizzando un peso di 20 per ogni bottiglietta e moltiplicandolo per le 6100 sopra calcolate si giungerebbe ad un risparmio di 122 chilogrammi annui di plastica. I tappi, di materiale diverso da quello delle bottiglie pesano 6 grammi l’uno per cui ci sarebbe un ulteriore risparmio di 36 chili e mezzo di plastica.

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Caro caffè

Per quanto riguarda il caffè il discorso è più complesso. Per una media di 2,5 caffè al giorno a persona tra chi ne prende uno, tre e quelli consumati da ipotetici ospiti, si arrivano a calcolare 19063 capsule, bicchierini e palettine consumati in un anno. Ciò senza calcolare gli involucri che quasi sempre avvolgono capsule e palettine singolarmente e le monodosi di zucchero da 4-5 grammi.

Possono essere presenti distributori automatici oppure macchine espresso. Sappiamo quanto possono arrivare a costare le capsule e ciò dipende dalla marca e dal fornitore. Ipotizzando la soluzione più economica di 0,20 € l’una si arriverebbe a spendere 3812 € l’anno. Mille bicchierini costano tra i 16 e i 18 € e duemila palettine costano intorno ai 20 €. Cinquecento bustine (2,5 chili) possono costare intorno ai 20 €. Nel nostro caso se ne consumano 19mila all’anno per ciascuna tipologia quindi annualmente il costo dei rifornimenti sarebbe di 1270 €.

Caffè sospeso

Volendo eliminare completamente gli approvvigionamenti di capsule, bicchierini, palettine e bustine di zucchero, Il caffè in chicchi, che è la soluzione più ecologica, può costare poco più di 6 € al chilo. Acquistare poi lo zucchero sfuso, sempre conveniente rispetto ai pacchi contenenti le monodosi, costa intorno a 1,50 € al chilo. Un set di 6 tazzine e piattini costa 15 € e 12 cucchiaini 16 €. Stando sempre al fabbisogno di un ufficio di 25 persone più una piccola riserva per gli ospiti si avrebbe una spesa one-shot di 123 € per tazzine e cucchiaini.

Quindi si potrebbe investire in una macchina da caffè con macina-caffè integrato il cui costo può variare dai 100 ai 300 €. In questo modo il personale potrebbe giovare di caffè gratis e ciò per l’azienda avrebbe un costo one-shot di poche centinaia di euro con i soli approvvigionamenti di caffè e zucchero a costi contenuti e più dilazionati nel tempo.

Ma se si hanno i distributori automatici a noleggio c’è un’interessante possibilità. Oltre a usare la tazza con le macchine da caffè è infatti possibile farlo anche con i distributori automatici. La maggior parte di questi ha un sensore che controlla la presenza del bicchierino. Se si mette la tazzina prima di premere il pulsante di scelta del caffè, quando verrà selezionata la bevanda il distributore non erogherà né bicchierino né palettina. Terminata l’erogazione, il distributore non erogherà una nuova bevanda fin quando non venga rimosso il bicchiere o la tazza. Questo sensore è comunque installabile all’interno del distributore automatico qualora non fosse presente.

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Un mare di rifiuti in meno

Il vantaggio dei distributori così concepiti rispetto ad una macchina da caffè sta nel fatto che gli unici rifiuti prodotti sono quelli derivati dalla produzione della bevanda e che vengono solitamente gestiti dal noleggiatore. Con questa soluzione non c’è da acquistare zucchero e non ci sono rifiuti prodotti esternamente. Di contro c’è il costo mensile del comodato d’uso.

Oltre a bicchierini e palettine rinunciare alle capsule consente una diminuzione di rifiuti che altrimenti andrebbero a finire nell’indifferenziato. Le capsule possono essere poi di diversi materiali: Plastica, alluminio o accoppiate e poi contengono la frazione organica del caffè. Per questo in ogni caso non sono riciclabili almeno che non siano certificate come compostabili. Bicchierini in polistirolo e palettine è estremamente difficile che vengano riciclati.

Se contiamo che una capsula pesa intorno ai 4 grammi, un bicchierino 1 grammo e mezzo e una palettina 0,80 grammi, nel nostro caso si possono evitare 76 chilogrammi di rifiuti all’anno di capsule, 28 chili e mezzo di bicchierini, 12 di palettine. In totale più di 100 chilogrammi di rifiuti non riciclabili evitati ogni anno.

Conclusioni

Abbiamo visto l’enorme risparmio di chilogrammi di rifiuti in plastica ai quali si può giungere agendo in maniera sostenibile sul consumo di acqua e caffè. La sorpresa sta nello scoprire quanto risparmia un’azienda Plastic-free. Il risparmio può variare a seconda delle dimensioni della propria realtà e dal tipo di soluzioni adottate internamente, ma abbiamo visto può giungere anche a migliaia di euro.

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