sottoprodotti a vantaggio delle aziende sfrido

I residui agroalimentari verso una nuova filiera

  • 1

Economia Circolare Pubblicato il 31 Gennaio 2018

La nuova filiera dei residui agroalimentari

Della questione dei rifiuti, non rifiuti e sottoprodotti – che in quest’ultimo periodo è stata oggetto di discussione – la normativa finale ha chiarito tutti i criteri relativi agli scarti di produzione delle imprese, dalle terre e rocce da scavo ai residui agroalimentari. E proprio nel settore agricolo, da cui si generano numerose quantità di scarti che possono diventare un grave problema ambientale, secondo legge non sono rifiuti, bensì sono soggetti a riutilizzo. Sono a tutti gli effetti dei sottoprodotti.

Il progetto “Cosmesi Km0″ valorizza i sottoprodotti provenienti dai residui della filiera agroalimentare per migliorare la salute dell’uomo

In un contesto in cui diventa sempre più importante ridurre al massimo gli sprechi e in cui i consumatori acquisiscono maggiore consapevolezza del peso che le loro scelte hanno sull’ambiente, molte aziende orientano le loro politiche produttive verso la sostenibilità. E sostenibilità significa anche rivedere la destinazione finale degli scarti alimentari.

I residui agroalimentari, soprattutto quelli derivanti dai processi vitivinicoli, trovano nuova vita, trasformandosi in cosmetici, tessuti e altri prodotti per l’uso quotidiano. È questa la nuova tendenza che sta trovando ampio spazio nel mercato green e che da un lato fornisce un valido aiuto per snellire il carico di rifiuti e, dall’altro, ci consente di sfruttare ogni potenzialità presente all’interno dei cibi.

Un esempio di valorizzazione dei sottoprodotti provenienti dai residui agroalimentari è il progetto “Cosmesi Km0”, firmato dal’Istituto Sperimentale di Ricerca “Lazzaro Spallanzani”, con la griffe del Franciacorta Barone Pizzini, e finanziato dalla Regione Lombardia. L’obiettivo è destinare i residui agroalimentari, in questo caso specifico i sottoprodotti della filiera vitivinicola come vinacce, raspi e foglie di vite, alla ricerca e allo sviluppo di fitocomplessi innovativi, estraendoli e mantenendo l’attività biologica dei principi attivi attraverso un sistema veloce che riduce al minimo l’utilizzo di sostanze artificiali che potrebbero compromettere la salute umana.

“La partnership nata per questo progetto – afferma Matteo Moretti, presidente Polo Tecnologico della Cosmesi – metterà a disposizione delle aziende del Polo della cosmesi numerosi servizi ed opportunità di eccellenza, come l’attività di sviluppo di test in vitro alternativi alla sperimentazione animale grazie ai laboratori di microbiologia, test in vitro e chimica, di cui dispone l’Istituto Spallanzani, che è anche impegnato nella ricerca per l’utilizzazione di microalghe in ambito cosmetico e lo sviluppo di nuove tecnologie. Uno degli obiettivi prioritari del Polo della Cosmesi – conclude Matteo Moretti – è consentire alle aziende associate di perseguire in modo scientifico la sicurezza relativamente ad ogni prodotto offerto, per garantire al consumatore la massima attenzione alla salute e al benessere, sempre al primo posto nella nostra scala valoriale. Con l’Istituto Spallanzani questa mission sarà ulteriormente rafforzata e, fattore non trascurabile, avremo a disposizione una piattaforma tecnologicamente avanzata per attività di sviluppo e analisi di routine che consentiranno di aumentare la competitività e il grado di innovazione aziendale sul mercato”.

Cerchi o vendi materiale di scarto?

Prova Sfridoo adesso, l’iscrizione è gratuita.
Pubblica subito un annuncio di prova e contatta le aziende con gli scarti di tuo interesse.

Leggi anche

sfridoo cos'è end of waste
di Marco Battaglia 14 Giugno 2019

Rifiuti

Cos’è l’End of Waste? Ultimi aggiornamenti e criticità di un tassello fondamentale per l’economia circolare

Cosa significa End of Waste e per quale motivo può rappresentare un tassello dell’economia circolare? Una breve indagine nel mondo dei nuovi prodotti derivanti dai rifiuti e nelle normative che si sono succedute nel settore della gestione ambientale. Oggi la definizione dell’economia circolare insegue modelli per cui le aziende concorrano alla creazione di simbiosi industriali per cui scarti generati da un processo possano diventare nuove materie per un altro processo produttivo.

5 buoni motivi per capire il sottoprodotto
di Marco Battaglia 11 Maggio 2019

Rifiuti

5 buoni motivi per capire cos’è un Sottoprodotto

Spesso il termine sottoprodotto rimane un vero e proprio mistero. Una chimera normativa che molte aziende, pur di rimanere all’oscuro di tutta la normativa ambientale e della gestione dei rifiuti/prodotti a fine vita, evitano. Capita spesso di confrontarsi con aziende che avrebbero le opportunità normative e tutti i vantaggi economici ed ambientali per affrontare questo passaggio di gestione, eppure non si riesce ad arrivare a una risposta positiva nel procedere per questa strada virtuosa.

Scopri i nostri servizi