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L’Antica Grecia dei rottami metallici

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Rifiuti Pubblicato il 17 Ottobre 2017

In linea con le proporzioni greche e con la stessa dinamicità delle sculture del rinascimento, Patrick Alò restituisce valore ai rottami metallici.
A colpi di saldatrice, lo scheletro metallico inizia a prendere forma. Bulloni, molle e delineano i confini della scultura in un piacevole connubio tra classico e contemporaneo.

Patrick Alò inizia a intraprendere il suo percorso di scultore dopo le esperienze passate in vecchi capannoni convertiti a centri sociali. Qui conosce un gruppo di artisti di indirizzo Punk, la Mutoid Waste Company. Filo rosso della compagnia è la realizzazione di grandi sculture che rappresentano mostri meccanici.

A colpi di saldatrice, Patrick Alò restituisce valore ai rottami metallici, delineando confini e contaminazioni tra lo scarto e il chiasmo classico delle statue greche.

L’artista si rispecchia molto con questo stile, particolarmente allineato alla sua vena poetica, ne apprende la tecnica e ne plasma un nuovo pensiero in linea con la sua visione immaginifica del mondo.

In una società dove lo spreco è all’ordine del giorno, esistono figure come Alò che affondano le mani in scheletri d’auto alla ricerca di pezzi del proprio puzzle. Si assiste così alla grande trasformazione dei rottami metallici, grazie alla sapiente mano dell’artista. Lo scarto riacquista valore e si trasforma in opera d’arte.

Tramite l’opera dell’artista le divinità del passato riaffiorano sotto nuove vesti, mantenendo gli stilemi classici. Come una fenice riemerge dalle ceneri, il dio rinasce dal ferro e dal fuoco.

Come un Efesto del recupero, l’artista dona ossa d’acciaio alle sue opere e le plasma con meticolosi dettagli, un bullone diventa l’occhio di Mercurio mentre le catene di bicicletta diventano sottili capelli mossi dal vento. Oggi i prodotti non fanno in tempo a raggiungere il termine della loro vita utile o peggio lo raggiungono troppo velocemente per poi finire in discarica. Più velocemente consumiamo e più velocemente riempiamo il sottosuolo di materiali che potrebbero acquisire nuovo valore.

L’opera di Alò vuole essere un simbolo del recupero di quello che oggi viene definito rifiuto, ma che da un altro punto di vista è parte fondante di una nuova forma di scultura.

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