Il recupero del car fluff come risorsa

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Economia Circolare Pubblicato il 21 Dicembre 2017

Come vengono smaltite le auto e i veicoli non più idonee all’utilizzo? Una soluzione potrebbe essere il recupero del car fluff, cioè la gestione del residuo di frantumazione dei veicoli. I “fluff” sono i cosiddetti residui leggeri di rottamazione dei veicoli e includono guarnizioni, gomme, tessuti, plastiche, frammenti di pneumatici provenienti dalla macinazione dei veicoli dopo la separazione dei componenti metallici e i metalli risultati indivisibili dalle parti plastiche del veicolo.

La vera sfida oggi è il recupero del car fluff che vale 400.000 tonnellate di residui non metallici

Ogni anno in Italia i veicoli che terminano il loro ciclo di vita generano circa un milione di tonnellate di rifiuti. Secondo un’analisi di Eurostat nel 2015, i livelli di riciclaggio/recupero raggiungono l’84,6% del peso medio del veicolo, quasi in linea con il target dell’85% previsto per il 2015. La situazione è ancora più grave se si considera il recupero totale. L’Italia, infatti, è decisamente lontana dal target del 95% previsto al 2015, si ferma ad una percentuale pari 84,7%.

Il rottame proveniente dalle demolizioni di automobili è a tutti gli effetti una risorsa e come tale va trattato, con un particolare riguardo all’impatto ambientale ed allo sviluppo sostenibile. Secondo quanto diffuso da AIRA, l’associazione che in Italia raggruppa tutti i riciclatori di auto, il materiale ferroso proveniente dalle auto a fine vita è un ottimo rottame da inviare alla rifusione e rappresenta oltre il 15% del fabbisogno delle acciaierie italiane; il car fluff, invece, è quella frazione di materiale da avviare allo smaltimento e che attualmente ammonta a circa 600.000 tonnellate annue.

La vera sfida oggi è il recupero del car fluff, che da solo vale 400.000 tonnellate di residui non metallici e, oltre a rappresentare uno spreco di risorse, contamina terreno e  falde, rilasciando, col tempo, diverse sostanze tossiche. Inoltre, nella maggior parte dei casi, questi materiali vengono inceneriti producendo emissioni inquinanti come polveri sottili, anidride carbonica e altri gas dannosi.

Le soluzioni proposte per il recupero del car fluff sono varie: la prima, ideata e testata nel Centro Italia, comporta la trasformazione del fluff in conglomerato bituminoso da impiegare per la pavimentazione delle strade, così da ridurre ulteriormente e drasticamente la percentuale stoccata in discarica. Un’altra proposta, invece, riguarda il recupero energetico attraverso processi di piro-gassificazione: il materiale adeguatamente riscaldato si trasformerebbe in gas che, recuperato e convogliato, produrrebbe energia elettrica utile a livello nazionale.

“È necessario affrontare sin da subito questi problemi – ha dichiarato Mauro Grotto, presidente Aira – infatti, già a partire dal 2018, il modello di governance della gestione dei veicoli fuori uso dovrà essere aggiornato. Le proposte di riforma oggi in discussione impongono che i regimi sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) debbano rispettare dei criteri minimi in tutti gli Stati membri e dispongono che ad essi debbano adeguarsi anche i produttori di veicoli o loro componenti. Aira è pronta a farlo e a collaborare con l’intera filiera per raggiungere quegli standard che l’Europa ci impone”.

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